Elon Musk lancia l’America Party, Trump lo bolla come "ridicolo"
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Redazione Esteri
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C’è un silenzio elettrico, in quella stanza del Texas dove Elon Musk, alle tre di notte del 4 luglio, decide di sfidare il sistema politico americano con un tweet. Niente discorsi, nessuna bandiera sventolata: solo un sondaggio lanciato ai suoi milioni di follower e, poche ore dopo, l’annuncio ufficiale. «Nasce l’America Party», scrive. Un partito di centro-destra che punta a strappare seggi al Congresso nelle elezioni di midterm del 2026, con l’obiettivo dichiarato di imporre un rigore fiscale contrario alle politiche di spesa di Donald Trump.
La mossa, però, non è piaciuta al presidente, che non ha perso tempo a replicare. «Mi rattrista vedere Musk perdere il controllo», ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca, definendo «ridicola» l’idea di un terzo partito. «Abbiamo un enorme successo con i repubblicani. I democratici hanno perso la strada, ma il nostro è un sistema bipartitico. Un terzo partito non funziona, crea solo confusione». Parole che suonano come un gelido addio a un’alleanza che, fino a poche settimane fa, sembrava solida. Musk, infatti, era stato tra i principali finanziatori della campagna di Trump, oltre che un suo sostenitore pubblico.
Ora, invece, il fondatore di Tesla e SpaceX ha scelto la rottura, trasformando i social network in un campo di battaglia. L’America Party, secondo i piani del miliardario, dovrebbe conquistare tra gli otto e i dieci seggi alla Camera e due o tre al Senato, diventando l’ago della bilancia in un Congresso sempre più polarizzato. Una strategia che ricorda quella dei movimenti terzisti nella storia americana, spesso naufragati davanti alla forza del bipartitismo




