Elon Musk lancia l’America Party, una sfida all’establishment che rischia di dividere i repubblicani
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Redazione Esteri
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di Giuseppe De Ruvo
Elon Musk, dopo l’approvazione del Big Beautiful Bill – che riduce gli incentivi per le auto elettriche mentre aumenta il debito pubblico – ha annunciato la nascita dell’America Party, un movimento centrista ma dichiaratamente anarcocapitalista. L’obiettivo, secondo il fondatore di Tesla e X, è liberare gli Stati Uniti dal “giogo del debito”, promuovendo al tempo stesso la libertà di espressione e politiche a sostegno della natalità. Un progetto ambizioso, che però rischia di frammentare ulteriormente il panorama politico, soprattutto a danno dei repubblicani.
Musk, che in passato aveva sostenuto Donald Trump, oggi sembra intenzionato a minarne la base elettorale. Sebbene sia improbabile che l’America Party diventi un vero kingmaker, la sua presenza potrebbe complicare la già difficile corsa dei repubblicani alle elezioni di midterm del 2026, quando si rinnoveranno tutti i seggi della Camera e un terzo di quelli del Senato. Un rischio concreto, considerando che il partito di Trump – già alle prese con divisioni interne e un elettorato meno coeso rispetto al passato – non può permettersi di perdere voti a favore di una formazione terza.
La rottura tra Musk e Trump, un tempo alleati, è ormai definitiva. Quello che era un sodalizio politico-economico si è trasformato in un’aperta rivalità, alimentata da divergenze ideologiche e personali. Il tycoon sudafricano, da sempre critico verso l’establishment di Washington, accusa sia i democratici che i repubblicani di aver fallito nel gestire questioni cruciali, dalla spesa pubblica alla regolamentazione dei social media. Ma è soprattutto su Trump che punta i riflettori, cercando di attrarre quella fetta di elettori delusi dal trumpismo più radicale.




