Suicidio in carcere di Stefano Argentino, la madre accusa: «Lo Stato ha fallito»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Daniela Santoro, madre di Stefano Argentino, il 27enne reo confesso dell’omicidio di Sara Campanella, parla senza filtri del suicidio del figlio avvenuto il 6 agosto nel carcere di Gazzi a Messina. «In carcere si va per scontare una pena, non per morire», afferma con voce rotta dall’emozione, puntando il dito contro quelle che definisce «gravi mancanze» del sistema penitenziario.

Sette persone, tra cui la direttrice del penitenziario, sono finite nel registro degli indagati per omicidio colposo. Le accuse riguardano la mancata sorveglianza e la presunta inadeguatezza delle misure preventive, nonostante Argentino avesse più volte manifestato intenzioni suicide. «L’ho ripetuto a chiunque: mio figlio era fragile, un ragazzo schivo, e lo Stato non ha fatto abbastanza per proteggerlo», insiste Santoro, che aveva già segnalato il rischio senza ottenere risposte concrete.

La vicenda risale all’aprile scorso, quando Argentino uccise Sara Campanella, compagna di università, accoltellandola in strada sotto gli occhi di numerosi testimoni. Da allora, la sua detenzione era stata caratterizzata da isolamento e controlli, ma evidentemente non sufficienti. La madre critica anche la decisione di lasciare accesa la televisione in cella, definendola «una violenza psicologica» per chi, come Stefano, mostrava già segni di instabilità.

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