Semplificazioni per il fotovoltaico, dal governo nuove regole per i centri storici e gli impianti a terra
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Redazione Interno
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Il governo interviene con urgenza per sbloccare l’installazione di pannelli solari, superando quella fase di stallo determinata, spesso, da divieti generici emanati dalle amministrazioni locali. L’obiettivo, non più rinviabile, è garantire il rispetto delle scadenze del Pnrr e degli impegni europei in materia di energie rinnovabili. A questo scopo è stato varato il decreto legislativo 175 del 2025, noto come “Transizione 5.0 – Aree idonee”, entrato in vigore lo scorso 25 novembre e attualmente all’esame del Senato per la conversione in legge. Il provvedimento, che ridefinisce i criteri per individuare le zone dove realizzare gli impianti, amplia in maniera significativa l’elenco delle aree considerate idonee e, di conseguenza, soggette a procedure autorizzative semplificate.
Le novità introdotte dal decreto Aree idonee
Tra gli elementi di maggiore innovazione, che potranno cambiare il volto di molte città, c’è l’espressa inclusione tra le aree idonee delle “coperture degli edifici e relative aree pertinenziali”. Una disposizione, questa, che di fatto apre le porte agli impianti fotovoltaici anche nei centri storici, là dove i regolamenti edilizi comunali ne vietavano in modo aprioristico l’installazione. Il testo, infatti, vieta espressamente ai Comuni di stabilire divieti generici, i quali dovranno essere motivati da specifiche esigenze di tutela del patrimonio paesaggistico e architettonico certificate dalle soprintendenze. Parallelamente, il decreto modifica le regole per gli impianti a terra, stabilendo criteri uniformi a livello nazionale per la loro collocazione, con l’intento dichiarato di accelerare gli iter e, al contempo, preservare il territorio da speculazioni.
Il quadro degli incentivi e le reazioni del territorio
La spinta semplificatrice si intreccia con il nuovo piano di incentivi “Transizione 5.0”, inserito nel disegno di legge di bilancio, il cui impianto sarà verosimilmente ritoccato durante il passaggio parlamentare. Il piano prevede, tra gli altri, un alleggerimento degli oneri burocratici a carico delle imprese, le quali potranno autocertificare gli obiettivi iniziali di risparmio energetico che si propongono di raggiungere con i loro investimenti. Tuttavia, le semplificazioni non hanno spento le polemiche. In Sardegna, ad esempio, i comitati territoriali hanno rilanciato le proteste, definendo il decreto un “attacco finale” al paesaggio dell’Isola e denunciando il rischio di veder compromessi migliaia di ettari a vantaggio di grandi operatori dell’eolico e dell’agrifotovoltaico. Su un altro fronte, il ministero dell’Ambiente ha presentato novanta richieste di integrazione per valutare l’impatto del progetto eolico off shore Poseidon, che prevede l’installazione di numerose pale alte trecento metri al largo della Gallura.
Gli sviluppi nel panorama internazionale
Questa accelerazione normativa nazionale si colloca in un quadro internazionale in movimento, dove le politiche energetiche sono al centro dell’agenda globale. L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente annunciato una revisione delle proprie strategie in materia di energia e ambiente, sebbene i dettagli operativi non siano ancora completamente definiti. Mentre l’Europa spinge per una transizione accelerata verso le fonti rinnovabili, gli sviluppi d’oltreoceano potrebbero influenzare, almeno indirettamente, i mercati e le tecnologie su cui anche l’Italia fa affidamento. Intanto, l’attenzione resta focalizzata sull’applicazione concreta del decreto, che dovrà sciogliere il nodo cruciale del bilanciamento tra gli obiettivi di decarbonizzazione e la tutela del territorio, un equilibrio delicato che le istituzioni sono chiamate a gestire senza ulteriori ritardi.




