Mps, il risiko della governance tra liste depositate e l’asse Passera-Lovaglio
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Redazione Economia
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La partita per il futuro del Monte dei Paschi di Siena si gioca, come spesso accade in questi casi, sui delicati equilibri della vigilanza e sulle alleanze che si vanno tessendo tra i grandi investitori istituzionali. A Piazza Salimbeni, il meccanismo del rinnovo degli organi sociali si è infatti messo in moto con il deposito della lista di minoranza da parte del comitato dei gestori di Assogestioni, un atto formale che porta con sé il peso specifico di chi, nel capitale della banca, rappresenta una fetta significativa e organizzata del risparmio gestito. La lista, che non ha riservato particolari sorprese, conferma per il consiglio di amministrazione Raffaele Oriani e Paola De Martini – figure già presenti nel board in quota investitori istituzionali – affiancandoli a Ilaria Romagnoli, mentre per il collegio sindacale i nomi indicati sono quelli di Pier Luigi Pace, Giulia Emilia Caja e Myriam Amato, con Alberto Sodini quale supplente. Più che sui nomi, che sembrano rappresentare una continuità sostanziale, l’attenzione si è concentrata sul sostegno raccolto da questa iniziativa: tra i fondi che hanno sottoscritto la lista spicca Algebris di Davide Serra, un dettaglio che acquista un rilievo particolare alla luce delle indiscrezioni – poi ufficialmente smentite – che in precedenza avevano accostato Serra a un possibile sostegno nei confronti dell’amministratore delegato uscente, Luigi Lovaglio. Un’assenza, quella di Barzaghi, e una presenza, quella di Serra, che tracciano in filigrana il perimetro di una posizione che, come ha rilevato chi ha seguito la vicenda, appare sostanzialmente allineata alle direttrici tracciate dal consiglio di amministrazione uscente.
Le ambizioni di Lovaglio e la complessità di una ricandidatura
La situazione, tuttavia, non si esaurisce in questo apparente allineamento, perché sullo sfondo rimane aperta l’ipotesi di una terza lista, quella che potrebbe riportare in gioco l’attuale amministratore delegato, Luigi Lovaglio. L’uomo che poco più di un anno fa, esattamente il 20 marzo 2025, si presentava alla Morgan Stanley conference londinese come il banchiere del momento, forte del progetto di conquista di Mediobanca, si trova oggi a dover fare i conti con una realtà diversa. In quella circostanza, Lovaglio parlava agli investitori internazionali in veste di artefice del risanamento e di promotore di un’operazione destinata a ridisegnare gli assetti della finanza italiana, immaginando la creazione del terzo polo bancario. A distanza di un anno, la sua posizione appare più isolata: la lista del consiglio, che punta su una terna di successori composta da Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi, ha infatti escluso il suo nome, e i tentativi di raccogliere un pacchetto azionario di sostegno – si parlava di almeno il 20 per cento del capitale – sembrano essersi arenati di fronte alla chiusura delle porte da parte di diversi imprenditori e alla cautela degli stessi investitori istituzionali. La sua eventuale candidatura, se mai dovesse concretizzarsi con il supporto di una cordata di azionisti, si porrebbe in aperta contrapposizione con la volontà del cda uscente, un’evenienza che fonti vicine al dossier hanno definito non solo complessa ma quantomeno irrituale, senza contare il vaglio che le autorità di vigilanza sarebbero chiamate a compiere su profili che, in un contesto di discontinuità così marcata, potrebbero sollevare più di un’interrogativo.
Il cambio di rotta di Passera e la terza via per la guida
E mentre l’ex ad cerca di ricompattare un consenso che sembra sfaldarsi, la scena viene progressivamente occupata da uno dei tre candidati indicati dal consiglio, Corrado Passera. L’ex numero uno di Intesa Sanpaolo e fondatore di Illimity, fino a poco tempo fa descritto quasi come una candidatura di ripiego – con l’idea diffusa che il suo interesse principale fosse la presidenza piuttosto che la gestione operativa – ha improvvisamente gettato la maschera. Intercettato su un volo che lo riportava a Milano da Londra, Passera ha dichiarato senza troppi giri di parole di essere disposto a guidare la banca, purché “a determinate condizioni”, aggiungendo che l’istituto senese è, a suo giudizio, “una banca ad alto potenziale”. Una dichiarazione che, nella sua immediatezza, ribalta la percezione che si aveva del suo ruolo nella partita, trasformandolo da possibile comprimario in candidato di peso per il vertice esecutivo. Si delinea così uno scenario a tre, in cui la governace di Mps diventa l’oggetto di un confronto serrato: da un lato c’è la lista istituzionale dei gestori, che rappresenta una sorta di asse di continuità con il passato recente; dall’altro si muovono le ambizioni di Lovaglio, ancora prive di una copertura azionaria certa ma alimentate dal tentativo di aggregare intorno a sé un fronte di dissenso; e infine c’è la prospettiva concreta di un avvicendamento interno alla lista del cda, con Passera che, dopo aver a lungo giocato d’astuzia, sembra ora pronto a calare le sue carte per sedersi al posto di comando.
Il ruolo del Tesoro e l’incrocio con gli equilibri di Mediobanca
Sullo sfondo di queste manovre, che si svolgono nel chiuso delle stanze della finanza e nelle sale d’imbarco degli aeroporti internazionali, resta l’ombra lunga dell’operazione che aveva segnato l’apice della gestione Lovaglio: l’acquisizione di Mediobanca. Se oggi la successione al vertice del Monte dei Paschi assume i contorni di una corsa a tre tra Passera, Palermo e Vivaldi, non si può dimenticare che il dossier Mediobanca ha rappresentato il punto di svolta, contribuendo a determinare le fratture che hanno poi portato all’esclusione dell’attuale ad dalla lista per il rinnovo. E in questo quadro, la presenza del Tesoro – principale azionista con una quota di rilievo – costituisce il faro che orienta le scelte, anche quando queste si traducono in posizioni ufficialmente non allineate. Le ultime mosse, dal deposito della lista dei gestori alle dichiarazioni di Passera, sembrano concorrere a delineare una transizione che mira a preservare la cornice di stabilità e di continuità industriale richiesta da Bruxelles, dopo aver superato l’ennesimo, cruciale passaggio. La scadenza del 21 marzo, ultimo giorno utile per la presentazione delle liste, dirà se Lovaglio riuscirà nell’impresa di presentarsi al voto degli azionisti con una sua compagine o se il destino della banca sarà deciso dallo scontro – o dall’intesa – tra le due liste già formalizzate, con il candidato Passera pronto a raccogliere l’eredità di un’era che, per l’istituto senese, sembra ormai prossima alla conclusione.




