Elezioni annullate in Romania, perquisizioni e sospetti di ingerenze russe

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In Romania, la Corte costituzionale ha annullato il primo turno delle elezioni presidenziali, previsto per domenica 8 dicembre, a causa di pesanti sospetti di ingerenze russe nel processo elettorale. La polizia rumena ha effettuato perquisizioni in tre abitazioni nella città di Brasov, nella Romania centrale, in relazione ai reati di corruzione di elettori, riciclaggio di denaro e falsificazione informatica. La procura ha dichiarato che queste perquisizioni sono parte di un'inchiesta più ampia sulle interferenze straniere che hanno influenzato il risultato elettorale.

Secondo i documenti dell'intelligence rumena, declassificati su richiesta del presidente uscente, l'avanzata del candidato di estrema destra Calin Georgescu non è stata un risultato naturale, ma il frutto di una campagna orchestrata sui social network da un attore statale, la Russia. Questa campagna ha utilizzato messaggi identici e influencer per creare consenso attorno a Georgescu, che ha ottenuto il 22,95% dei voti nel primo turno.

L'inchiesta ha rivelato l'esistenza di una centrale operativa composta da migliaia di account falsi su TikTok, attivati in occasione delle elezioni per condizionarne l'esito. I rapporti dei servizi segreti rumeni collegano direttamente Mosca al candidato filo-russo, che è passato in poco tempo dall'anonimato alla vittoria elettorale. La declassificazione di questi rapporti è stata determinante per la decisione della Corte costituzionale di annullare le elezioni.

Le indagini continuano, con la polizia rumena che cerca di fare luce su tutti gli aspetti di questa complessa vicenda, che ha scosso profondamente il panorama politico del paese.

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