Treno con attivisti bergamaschi sfiorato dal raid russo a Leopoli
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Un gelido allarme, quello dell’applicazione mobile che segnala i raid aerei, ha squarciato il silenzio delle cinque del mattino, anticipando di pochi minuti il fragore che avrebbe tenuto in ostaggio per ore un gruppo di centodieci attivisti italiani. Si trovavano su un treno, non lontano da Leopoli, di ritorno da Kiev dove avevano partecipato al “Giubileo della Speranza”, un’iniziativa promossa dal Movimento Europeo di Azione Nonviolena.
Esplosioni e colpi di artiglieria vicini
Matteo Rossi, sindaco di Bonate Sopra e uno dei presenti, ha descritto con parole cariche di stupore e timore l’esperienza di quei momenti: “Esplosioni e colpi di artiglieria vicino a noi. Missili, droni, bombe a grappolo. Sentire la guerra così vicina terrorizza”. Attorno al convoglio, che procedeva lentamente nella zona presa violentemente di mira dall’offensiva russa, si sono susseguite esplosioni continue, mentre i bagliori dei missili illuminavano il cielo ancora buio.
Il rombo dei droni e la contraerea
I volontari, molti dei quali bergamaschi, hanno udito distintamente il rombo dei droni e il fragore assordante della contraerea ucraina che tentava di neutralizzare la minaccia. Don Giacomo Panizza, sacerdote settantasettenne originario di Pontoglio, ha offerto una testimonianza precisa di quel caos, spiegando come inizialmente il crepitio fosse sembrato una mitragliata, per poi rivelarsi il fuoco di risposta contro i velivoli senza pilota. “Li hanno abbattuti”, ha raccontato il sacerdote, che da decenni dirige in Calabria la Comunità Progetto Sud.
La sosta forzata e il principio di nonviolenza
L’episodio, che si è consumato all’alba mentre il treno era in transito verso la Polonia, ha costretto il gruppo a una sosta forzata, prolungando un viaggio che li riportava in patria. La paura, sebbene palpabile e descritta senza mezzi termini, non ha però minato la solidità del gruppo, che ha fatto della nonviolenza il proprio principio cardine. Tutti i partecipanti, stando alle prime ricostruzioni, sono rimasti incolumi.
Il volto crudele di un conflitto imprevedibile
Quella mattina, l’imprevedibilità di un conflitto che irrompe nella quotidianità ha mostrato il suo volto più crudo a persone giunte con un intento di solidarietà, trovandosi loro malgrado nel mezzo di una tempesta di fuoco. Le loro parole, più che un resoconto, diventano la traccia diretta di un pericolo che, seppur sfiorato, ha reso tangibile una realtà spesso percepita come lontana.




