Un treno con 110 attivisti italiani sfiorato dai raid russi su Leopoli
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Redazione Esteri
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Un gruppo di 110 attivisti italiani, reduci da una missione umanitaria in Ucraina, ha vissuto ore di paura durante il viaggio di rientro in Polonia. Il loro treno è stato testimone involontario di uno dei più massicci attacchi sferrati dall’esercito russo contro la città di Leopoli, trovandosi in mezzo all'intensificarsi delle operazioni belliche.
Il viaggio attraverso la zona di guerra
I fatti risalgono alla serata del 5 ottobre. Il convoglio, partito da Kiev e diretto al valico di frontiera, è stato investito dalla violenza degli assalti aerei. Già dopo circa tre ore di viaggio, nell’area di Zhytomyr, i volontari hanno udito il rombo sinistro dei primi bombardamenti. La situazione è degenerata in prossimità di Leopoli, obiettivo primario di un'offensiva coordinata.
Esplosioni e contraerea attorno al convoglio
In prossimità dell'obiettivo, attorno al treno si sono susseguite esplosioni e colpi d’artiglieria. Il fragore della contraerea ucraina tentava di contrastare la minaccia di droni e missili. Dalle testimonianze emergono i bagliori dei missili che illuminavano il cielo notturno e il ronzio inconfondibile dei velivoli senza pilota, elementi che hanno reso tangibile la minaccia, pur senza causare, per fortuna, conseguenze fisiche ai passeggeri.
La missione "Giubileo della Speranza"
La missione, denominata “Giubileu della Speranza”, aveva visto la partecipazione di un ampio spettro di associazioni come Agesci, Acli, Azione Cattolica e i Focolari. L'intento era portare un segnale di solidarietà nelle zone colpite dal conflitto. Il loro viaggio di ritorno, che avrebbe dovuto concludersi senza intoppi, si è così trasformato in un’esperienza diretta della cruda realtà della guerra.
La guerra irrompe nei corridoi umanitari
Le dichiarazioni di uno degli attivisti a bordo confermano la percezione di un conflitto che, espandendo il suo raggio d’azione, non risparmia nemmeno i corridoi umanitari e le rotte utilizzate da civili e volontari. L’episodio delinea un quadro in cui la guerra irrompe con violenza anche in contesti dedicati alla diplomazia non violenta e all’aiuto umanitario.




