Israele e Gaza, la minaccia houthi dopo il raid su Sana’a

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il capo di stato maggiore delle milizie houthi, Mohammed al Ghamari, ha dichiarato che “il nemico israeliano si è spalancato le porte dell'inferno”, promettendo una risposta che definisce “dura e dolorosa, con opzioni strategiche efficaci e forti”. L’avvertimento, di una gravità inusitata, giunge a poche ore dal raid aereo sulla capitale yemenita, Sana’a, che ha provocato la morte del primo ministro del cosiddetto Governo del Cambiamento e della Costruzione, Ahmed Galeb al-Rahawi, e di diversi altri membri dell’esecutivo riconducibile al movimento Ansar Allah.

La presidenza houthi, in una nota ufficiale diffusa per confermare l’accaduto, ha annunciato “il martirio del devoto Ahmed Ghaleb al-Rahwi” avvenuto “nel mezzo della battaglia aperta con il nemico israeliano”, insieme ad alcuni dei suoi colleghi ministri. Tra le vittime dell’operazione, che ha visto come obiettivo apparente il vertice politico-amministrativo del gruppo, risulterebbe anche un disperso. La reazione non si è fatta attendere, con il leader Abdul-Malik al-Houthi che ha minacciato esplicitamente di intensificare gli attacchi contro Israele, affermando che la propria politica militare rimane invariata nonostante il colpo subìto.

Parallelamente, da Gaza, giunge una conferma indiretta su un altro fronte: quella relativa alla morte di Mohammed Sinwar, una figura di rilievo di Hamas che le autorità israeliane avevano già annunciato di aver eliminato nello scorso mese di maggio. Questo elemento, sebbene non direttamente connesso agli eventi nello Yemen, contribuisce a delineare un quadro regionale estremamente teso, dove le operazioni militari si intrecciano con le dichiarazioni di propaganda e le ritorsioni.

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