La riattivazione del virus varicella-zoster non risparmia i fragili: parte la campagna vaccinale per i sessantacinquenni

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La settimana internazionale di sensibilizzazione dedicata all’Herpes Zoster, in calendario dal 23 febbraio al 1° marzo, rappresenta un momento cruciale per focalizzare l’attenzione su una patologia infettiva la cui incidenza è destinata a crescere parallelamente all’invecchiamento della popolazione, e il cui impatto clinico viene troppo spesso sottovalutato dall’opinione pubblica, nonostante si stimi che un adulto su tre possa svilupparla nel corso della propria esistenza -1-9. Il Fuoco di Sant’Antonio, nome con cui è comunemente nota la malattia, non è semplicemente un’eruzione cutanea dolorosa, bensì la conseguenza della riattivazione del virus varicella-zoster, lo stesso agente patogeno responsabile della varicella contratta solitamente durante l’infanzia e rimasto quiescente per decenni nei gangli nervosi -6-8. Il sistema immunitario, con l’avanzare dell’età o a causa di specifiche condizioni debilitanti, può perdere la capacità di tenere sotto controllo il virus latente, favorendone la riaccensione e la manifestazione clinica.

Una minestra riscaldata che colpisce soprattutto chi ha difese immunitarie compromesse

Se è vero che l’immunosenescenza, ovvero il declino fisiologico delle difese immunitarie legato all’età, costituisce il principale fattore scatenante per la maggior parte dei soggetti colpiti, occorre sfatare l’equivoco che si tratti di un problema esclusivo della terza età. I dati epidemiologici e la pratica clinica quotidiana indicano chiaramente come alcune categorie di pazienti, indipendentemente dagli anni anagrafici, presentino una vulnerabilità marcatamente superiore alla media -5-10. Chi convive con patologie croniche e potenzialmente immunodepressive, quali il diabete mellito, le malattie infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide, o le patologie emato-oncologiche, vede incrementare in maniera esponenziale non solo la probabilità di andare incontro alla riattivazione virale, ma anche il rischio di sviluppare complicanze severe e debilitanti a seguito dell’infezione -1-9. Lo stesso vale per i pazienti in trattamento con terapie immunosoppressive, compresi i corticosteroidi a lungo termine, e per coloro che affrontano patologie renali croniche o broncopneumopatie ostruttive, condizioni tutte che alterano l’equilibrio del sistema immunitario e creano un terreno fertile per il virus -5-9.

La risposta organizzata del Trentino con la chiamata attiva per i nati nel 1961

Proprio per intercettare questa fascia di popolazione particolarmente esposta, la provincia autonoma di Trento ha avviato anche per l’anno in corso la sua campagna di vaccinazione gratuita contro l’Herpes Zoster, utilizzando il nuovo vaccino ricombinante adiuvato che ha dimostrato, negli studi clinici, un’efficacia superiore al 90% nella prevenzione della malattia e delle sue manifestazioni più dolorose, come la nevralgia post-erpetica -2-3-7. La strategia adottata dall’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trento si basa sull’invio diretto a domicilio delle lettere di invito per i residenti che compiono 65 anni nel 2026, ovvero i nati nel 1961, i quali riceveranno un appuntamento già fissato con data e ora per sottoporsi alla somministrazione -2-6. Un approccio proattivo che mira a semplificare l’accesso alla prestazione e a superare le barriere organizzative che spesso si frappongono tra la raccomandazione vaccinale e la sua effettiva realizzazione, in un’ottica di sanità pubblica che punta a proteggere la coorte di età considerata a maggior rischio, sebbene la raccomandazione alla vaccinazione gratuita, previa presentazione di attestazione medica, sia estesa anche ai soggetti più giovani con le citate condizioni di fragilità -2-6. Il ciclo vaccinale prevede due dosi, da somministrare a distanza di almeno un mese l’una dall’altra, per garantire una risposta immunitaria ottimale e duratura -2-3.

Le possibili conseguenze di un’infezione latente che si riaccende

L’Herpes Zoster si manifesta tipicamente con un rash vescicolare doloroso che segue il decorso di un nervo sensitivo, localizzandosi più frequentemente a livello toracico e assumendo un aspetto a cintura, da cui il nome greco “zoster” -6. Ma è nelle complicanze che risiede la reale insidiosità della malattia. Oltre alla nevralgia post-erpetica, una condizione di dolore cronico che può persistere per mesi o anni dopo la guarigione delle lesioni cutanee e che incide profondamente sulla qualità della vita di chi ne è affetto, il virus può causare gravi problemi oftalmici se coinvolge il nervo trigemino, con possibili ripercussioni sulla vista, così come eventi cardiovascolari acuti, ictus, perdita dell’udito o paresi facciali -2-6-8. Studi recenti hanno documentato come l’infezione possa rappresentare un fattore di stress tale da aumentare temporaneamente il rischio di ischemia miocardica o cerebrale nei soggetti predisposti, allargando ulteriormente lo spettro delle conseguenze attribuibili a quella che molti continuano erroneamente a considerare una banale eruzione cutanea -2-9. La disponibilità di un vaccino efficace e sicuro rappresenta dunque uno strumento fondamentale non solo per prevenire la fase acuta della malattia, ma anche per scongiurare queste temibili sequele, tutelando la salute dei soggetti più vulnerabili in un’ottica di prevenzione a lungo termine -3-7.

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