L'invito alla vaccinazione contro l’Herpes Zoster parte dai nati nel 1961, in un’Italia che invecchia
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Redazione Salute
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Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana, con un cittadino su tre che ha già superato la soglia dei sessantacinque anni, impone una riflessione approfondita sulle strategie di prevenzione sanitaria, e tra queste un posto di rilievo lo occupa senza dubbio la vaccinazione contro l’Herpes Zoster, il temuto Fuoco di Sant’Antonio. È in questo contesto demografico che si inserisce la campagna di sensibilizzazione in corso in Trentino, dove l’Azienda sanitaria universitaria integrata ha avviato l’invio delle lettere di invito alla vaccinazione gratuita, indirizzate a coloro che compiono i sessantacinque anni nel 2026, e dunque ai nati nel 1961 -5. L’iniziativa, che cade in concomitanza con la settimana internazionale di sensibilizzazione sulla malattia, rappresenta un tentativo concreto di tradurre in pratica clinica le raccomandazioni degli esperti, i quali, come sottolineato da Mastronuzzi della Simg, ricordano come non si possa fermare il tempo, ma si possa e si debba intervenire per evitare che il dolore cronico diventi una componente ineluttabile degli ultimi decenni di vita.
La scelta di coinvolgere proprio la coorte dei sessantacinquenni non è affatto casuale, ma risponde a una logica di medicina preventiva ben precisa: è a quest'età, infatti, che il sistema immunitario inizia a mostrare i primi segni di un declino fisiologico, quel fenomeno noto come immunosenescenza che facilita la riattivazione del virus della varicella-zoster, rimasto silente per decenni nei gangli nervosi dopo la classica infezione contratta in infanzia -3. Il virus, approfittando di questo indebolimento delle difese, può risvegliarsi e manifestarsi con la tipica eruzione cutanea dolorosa, un'esperienza che per molti risulta essere ben più seria del previsto; i dati raccolti in un recente sondaggio globale rivelano che un quarto di coloro che hanno contratto la malattia non si aspettava una tale severità di sintomi -4. L'appello delle autorità sanitarie trentine, dunque, punta a ridurre l'incidenza del contagio e, soprattutto, a scongiurare le complicanze più gravi, tra le quali spicca la nevralgia post-erpetica, una condizione di dolore neuropatico che può protrarsi per mesi o addirittura anni, minando in modo sostanziale la qualità dell'esistenza -3-5.
Una patologia subdola che si annida nel sistema nervoso
La natura stessa dell'Herpes Zoster contribuisce a renderlo un nemico particolarmente insidioso. Dopo la guarigione dalla varicella, il virus non viene completamente debellato dall'organismo, ma si ritira nei neuroni dei gangli sensitivi, dove può rimanere in uno stato di quiescenza anche per tutta la vita -5. La riattivazione, come accennato, è favorita da qualsiasi condizione che comprometta l'efficienza del sistema immunitario: non solo l'età avanzata, quindi, ma anche patologie croniche come il diabete mellito, le cardiopatie, le broncopneumopatie croniche ostruttive o le malattie renali, tutte condizioni che possono alterare la funzionalità delle difese naturali -4-7. Il dato preoccupante che emerge dalle indagini condotte tra la popolazione over cinquanta con cronicità è che quasi la metà degli intervistati non considera la propria patologia di base come un fattore di rischio per lo Zoster, e una percentuale significativa non ha mai discusso l'argomento con il proprio medico curante, nonostante le visite regolari -4. Questa scarsa consapevolezza rappresenta un ostacolo non trascurabile alle politiche di prevenzione, poiché porta a sottovalutare una minaccia che può manifestarsi con vescicole e dolore intenso, tipicamente localizzate su un lato del torace o dell'addome, seguendo il decorso dei nervi interessati -5-8.
La sintomatologia, per quanto debilitante nella fase acuta, non esaurisce qui il suo potenziale dannoso. Le complicanze, infatti, rappresentano l'aspetto più temibile della patologia: si va dall'Herpes Zoster oftalmico, che colpendo l'occhio può in casi estremi condurre a lesioni permanenti della cornea e alla cecità, fino alla sindrome di Ramsay Hunt, che coinvolge il nervo facciale e può causare paralisi e perdita dell'udito -3-8. Senza dimenticare il rischio, documentato in letteratura, di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari nei mesi successivi all'episodio acuto -5. È per prevenire questo spettro di conseguenze che la vaccinazione, oggi basata su un preparato ricombinante adiuvato non contenente virus vivo, si configura come lo strumento principe: gli studi clinici ne attestano l'efficacia, che si aggira intorno al novanta per cento nella prevenzione della malattia, e la sua somministrazione, che prevede un ciclo di due dosi a distanza di almeno due mesi l'una dall'altra, è raccomandata non solo per i sessantacinquenni, ma anche per gli adulti più giovani affetti da quelle patologie che aumentano il rischio di una riattivazione del virus -2-7-10.
L'organizzazione della campagna e la risposta dei cittadini
L'iniziativa trentina si inserisce in un quadro nazionale più ampio, dove diverse regioni stanno attuando strategie simili per aumentare le coperture vaccinali, che attualmente risultano inadeguate rispetto ai bisogni di una popolazione che invecchia. In Valle d'Aosta, ad esempio, è partita una campagna di recupero rivolta ai nati nel 1958 che non si sono ancora sottoposti alla profilassi, mentre in Emilia-Romagna e in altre regioni l'offerta gratuita è estesa non solo alla coorte dei sessantacinquenni ma anche a tutte le persone con specifiche condizioni di fragilità a partire dai diciotto anni -1-3. La modalità di invito prescelta, quella della lettera recapitata a domicilio con indicazione di data e luogo dell'appuntamento, mira a semplificare l'accesso al servizio e a ridurre le barriere burocratiche che spesso scoraggiano l'adesione -5. Tuttavia, l'efficacia di queste campagne dipende in larga misura dalla capacità di comunicare il messaggio giusto al momento giusto, e i dati suggeriscono che la semplice informazione non sempre si traduce in azione: molti over cinquanta con patologie croniche, nonostante la frequenza dei contatti con il sistema sanitario, continuano a ignorare la propria suscettibilità al virus -4.
Un ruolo cruciale, in questo senso, potrebbe essere giocato dai medici di medicina generale e dagli specialisti, che sono chiamati a consigliare attivamente la vaccinazione ai propri assistiti, sottolineando come questa rappresenti una misura di tutela della salute a lungo termine. In alcune realtà, come a Modena, la somministrazione del vaccino anti-Zoster può avvenire direttamente nello studio del medico di famiglia, talvolta in concomitanza con quello anti-pneumococcico, un'accortezza che mira a favorire l'adesione sfruttando un unico accesso ambulatoriale -6. Le farmacie, dal canto loro, stanno diventando sempre più spesso presidi di informazione e, laddove abbiano aderito ai programmi regionali, anche sedi di immunizzazione, contribuendo a capillarizzare l'offerta -9. Il messaggio che emerge con chiarezza dalle iniziative intraprese è che proteggersi dall'Herpes Zoster significa investire sulla qualità della vita futura, prevenendo un dolore che, come ricordano i clinici, non deve diventare l'inevitabile corollario dell'ultima parte dell'esistenza.




