Il vaccino anti herpes zoster non solo protegge dal fuoco di Sant'Antonio, ma potrebbe rallentare l'invecchiamento biologico
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Redazione Salute
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Più giovani, almeno a livello cellulare. È quanto suggerisce, con una scoperta che amplia significativamente gli orizzonti della prevenzione, una ricerca statunitense secondo cui il vaccino contro l’Herpes zoster – responsabile della patologia comunemente nota come fuoco di Sant’Antonio – sembrerebbe associato a un rallentamento dell’invecchiamento biologico negli anziani, andando quindi ben oltre la sua primaria e consolidata funzione protettiva. Lo studio, che ha meritato la pubblicazione sulla rivista “Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences”, è stato condotto dai gerontologi della University of Southern California ed è stato finanziato dal National Institute on Aging, un’istituzione che opera all’interno dei prestigiosi National Institutes of Health.
I parametri della ricerca e l'analisi degli orologi epigenetici
I ricercatori, per giungere a queste conclusioni, hanno analizzato un ampio set di dati rappresentativi a livello nazionale, concentrandosi in particolare sulla misurazione dell’età biologica attraverso strumenti sofisticati come gli orologi epigenetici. Questi ultimi, è bene precisarlo, non valutano semplicemente gli anni anagrafici ma esaminano modifiche chimiche del Dna, le cosiddette metilazioni, che forniscono una stima dell’usura cellulare e della reale condizione dell’organismo. Il team ha dunque confrontato questi marcatori in individui vaccinati e non, rilevando, in coloro che avevano ricevuto l’immunizzazione, segnali compatibili con un’età biologica inferiore. Un dato che, sebbene necessiti di ulteriori conferme e approfondimenti, indica una correlazione potenzialmente molto promettente.
Le implicazioni di un effetto sistemico
Il meccanismo attraverso cui il vaccino eserciterebbe questo presunto effetto anti-aging non è ancora del tutto chiaro, ma gli scienziati ipotizzano che possa essere legato alla riduzione della cosiddetta “inflammaging”, cioè dell’infiammazione cronica di basso grado che caratterizza l’età avanzata e che è un motore fondamentale del declino cellulare. Prevenendo la riattivazione del virus della varicella, che rimane latente nell’organismo e che in età anziana può manifestarsi proprio come herpes zoster, il vaccino eliminerebbe uno stimolo infiammatorio ricorrente e debilitante. Di conseguenza, l’organismo, non dovendo impegnare risorse per contrastare continuamente questa minaccia, potrebbe beneficiare di un ambiente interno più stabile, il quale a sua volta si tradurrebbe in un invecchiamento cellulare più lento. Si tratta, in altri termini, di un effetto sistemico indiretto ma potenzialmente di grande impatto.
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