Laura Chiatti: «Marco Bocci mio porto sicuro sul set, con lui ho superato gli attacchi di panico»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Lavorare con lui è stato un dono». Con queste parole, pronunciate in un’intervista al settimanale DiPiùTv, Laura Chiatti racconta l’esperienza sul set della miniserie Rai 1 ‘Se fossi te’, vissuta al fianco del marito Marco Bocci. L’attrice, che con Bocci ha costruito una famiglia a partire dal 2014 ed è madre di due figli, sottolinea come quella collaborazione artistica sia giunta nel momento perfetto, dopo che il compagno l’aveva già diretta in un film precedente, ‘La caccia’. La lettura della sceneggiatura, come lei stessa rivela, li convinse immediatamente dell’opportunità di un progetto che offriva ruoli capaci di valorizzarli entrambi e di esplorare, dal punto di vista recitativo, dinamiche inedite e stimolanti. Una scelta, quella di recitare insieme per la prima volta, che si è rivelata felice e ha contribuito a rendere l’esperienza, a suo dire, «bellissima».
Il sostegno che va oltre la recitazione
Ma il racconto di Chiatti va oltre la sfera professionale e si addentra in un territorio più personale e fragile, toccando un aspetto che molti interpreti conoscono bene: l’ansia da palcoscenico, o in questo caso da set. L’attrice confida infatti di aver dovuto affrontare, durante le riprese, attacchi di panico, un’esperienza che può paralizzare e che richiede una grande forza interiore per essere gestita. In quel momento di difficoltà, la presenza di Marco Bocci si è rivelata decisiva, trasformandosi in un aiuto concreto per convivere con quelle crisi improvvise e superare l’ostacolo. Un sostegno che, emerge dalle sue parole, non è stato semplicemente quello di un collega esperto, bensì quello profondo e consapevole di un partner di vita, capace di creare un ambiente di lavoro protetto e rassicurante.
Una favola natalizia dal successo inatteso
La miniserie, andata in onda in due puntate concentrate nel periodo natalizio, si è rivelata un successo per Rai 1, conquistando il pubblico con una trama che, pur nella sua natura di favola a lieto fine, ha saputo emozionare. La storia di Massimo Mancino e Valentina Sangiorgi, interpretati rispettivamente da Bocci e Chiatti, dipinge le vicende di due colleghi di azienda che, da posizioni antitetiche, si trovano a vivere un’improbabile inversione di ruoli. Una formula narrativa classica, che si inserisce nella tradizione delle fiction di buoni sentimenti proposte durante le feste, e che ha saputo coinvolgere gli spettatori fino al finale, accolto con un’autentica standing ovation durante le anteprime e descritto da alcuni come uno dei più belli dell’anno televisivo appena trascorso. Il binomio artistico e sentimentale della coppia ha senza dubbio contribuito a dare verosimiglianza e calore alla storia, traendone forza a sua volta per un’esperienza condivisa che ha lasciato il segno.
L’equilibrio tra vita privata e professione
Quello che il racconto di Laura Chiatti restituisce, al di là dei dettagli sulla fiction, è un ritratto di come la vita di coppia e la carriera possano, in circostanze fortunate, alimentarsi a vicenda senza creare conflitto. L’aver scelto con giudizio il progetto giusto, aspettando il momento adatto, ha permesso di trasformare un’occasione lavorativa in un’esperienza di crescita condivisa, dove il supporto emotivo ha avuto un peso specifico pari a quello artistico. È un equilibrio raro, che richiede complicità e rispetto, e che sembra aver trovato una sua realizzazione proprio nella capacità di Bocci di essere, sul set, molto più di un semplice compagno di scena. Una dimensione, questa, che trascende la cronaca dello spettacolo e tocca corde più intime, mostrando come le sfide professionali possano essere affrontate con una solidità diversa quando si ha al proprio fianco un punto di riferimento saldo.




