Lutto cittadino a Taurano e Nola per i funerali di Domenico, l’autopsia esclude lesioni durante l’espianto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sarà una intera giornata di lutto, quella che domani, mercoledì 4 marzo, accomunerà i comuni di Taurano e Nola nel ricordo del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo la cui esistenza si è interrotta lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, dove era stato sottoposto a un trapianto di cuore. Il sindaco di Taurano, Michele Buonfiglio, ha firmato un’ordinanza con la quale si dispone la proclamazione del lutto cittadino per l’intera giornata del 4 marzo, in concomitanza con le esequie del piccolo. Un gesto, quello dell’amministrazione comunale, che si traduce nell’invito ai cittadini a esporre le bandiere a mezz’asta e a sospendere qualsiasi attività ludica e ricreativa, mentre ai titolari delle attività commerciali è stato chiesto, come segno tangibile di partecipazione al dolore che ha colpito la famiglia Caliendo, di abbassare le saracinesche durante lo svolgimento del rito funebre. Le spoglie del bambino, nel frattempo, giungeranno nella cattedrale di Santa Maria Assunta già dalle 11 di domani, dove resteranno esposte per la camera ardente prima della cerimonia delle 15, che sarà officiata dal vescovo Francesco Marino. La diocesi, nel tentativo di custodire un clima di raccoglimento e preghiera, ha chiesto espressamente ai presenti di tenere spenti i telefoni cellulari e di astenersi dall’utilizzo di macchine fotografiche o videocamere. Tra le autorità, la presenza del cardinale di Napoli, Mimmo Battaglia, è data per certa, considerato il sostegno offerto alla madre Patrizia nei giorni dell’agonia, mentre rimane ancora oggetto di verifiche, legate ai suoi impegni istituzionali, quella della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
L’esito dell’autopsia e il nodo del trapianto fallito
Nella giornata di ieri, intanto, la macchina della giustizia ha compiuto un passo fondamentale nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli: dopo un incidente probatorio durato oltre tre ore dinanzi al giudice Mariano Sorrentino, durante il quale si è discusso anche dell’acquisizione delle testimonianze del personale sanitario delle due strutture coinvolte, si è proceduto all’autopsia sul del piccolo. L’esame, svoltosi al secondo policlinico di Napoli e protrattosi per circa tre ore, ha visto la partecipazione di venticinque periti e consulenti di parte, nominati dal gip e dalle difese dei sette medici indagati per omicidio colposo. A parlare, al termine della prima fase degli accertamenti, è stato il medico legale di fiducia della famiglia, Luca Scognamiglio, il quale ha riferito che dall’ispezione non sarebbero emerse lesioni macroscopiche ed evidenti al muscolo cardiaco, escludendo in particolare quel taglio al ventricolo sinistro di cui avevano riferito alcuni testimoni ascoltati a Bolzano. Si tratta di un elemento, questo, che sembrerebbe spostare il baricentro delle responsabilità dalla fase dell’espianto, eseguita presso l’ospedale San Maurizio di Bolzano, a quelle successive del trasporto e dell’impianto. La salma, una volta liberata, è stata quindi riaccompagnata a Nola per la veglia funebre.
Il contrattacco dei legali e il giallo del ghiaccio secco
Proprio sulla dinamica del trasporto, e in particolare sul tipo di ghiaccio utilizzato per la conservazione dell’organo, si concentrano ora i riflettori della difesa di uno dei medici indagati. Gli avvocati Dario Gagliano e Anna Maria Ziccardi, che assistono la cardiochirurga Gabriella Farina, colei che aveva effettuato il prelievo a Bolzano, hanno infatti sollevato nuovi e significativi interrogativi, basandosi anche su immagini trasmesse da una trasmissione televisiva. I legali sottolineano come l’équipe napoletana fosse partita con del normale ghiaccio d’acqua, e come all’arrivo in sala operatoria a Bolzano, per integrare la quantità necessaria, il contenitore fornito dal personale locale non riportasse segnalazioni di pericolo visibili che potessero allertare sulla presenza di ghiaccio secco, il cui contatto con l’organo ne avrebbe provocato il congelamento e la conseguente inutilizzabilità. Dalle dichiarazioni di un operatore socio-sanitario della struttura altoatesina, riportate da alcuni organi di stampa, emergerebbe che fu lo stesso personale del San Maurizio a versare il ghiaccio nel box contenente il cuore, seguendo le direttive verbali dei chirurghi napoletani, ai quali era stato mostrato il materiale a disposizione con una domanda secca circa la sua idoneità. A fronte di questa ricostruzione, che punta a circoscrivere l’errore alla mancata informazione sui rischi del ghiaccio secco, fa da contraltare la posizione di un altro indagato, il chirurgo Guido Oppido, che ai microfoni ha dichiarato di aver operato per anni nel rispetto delle regole, ribadendo la propria estraneità a quanto accaduto.
I prossimi passaggi giudiziari e l’attesa per gli esami istologici
L’autopsia di ieri, come precisato dal consulente della famiglia, rappresenta solo il primo atto di un iter peritale più complesso. Il collegio, composto dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Luca Lorini, si riunirà nuovamente il prossimo 28 aprile per un secondo accesso sulla salma, durante il quale verranno effettuate le valutazioni approfondite sui campioni anatomopatologici prelevati. Soltanto dopo questi accertamenti, che si annunciano decisivi per comprendere l’esatta catena degli eventi che hanno portato al decesso, i periti avranno centoventi giorni di tempo per depositare la loro relazione completa, con il conseguente rinvio dell’udienza all’11 settembre 2026. Un calendario, questo, che lascia presagire una lunga fase di indagini e di contraddittorio tecnico, nel corso della quale si dovrà stabilire se le operazioni di prelievo, conservazione e trasporto siano avvenute in conformità con le linee guida e se le alterazioni dell’organo siano da ricondurre a errori dei sanitari dell’équipe di espianto, di quella che ha ricevuto l’organo a Napoli, o di entrambe.




