Il giorno del dolore per Domenico, cuore integro fino all'espianto ma bruciato dal ghiaccio secco. Oggi i funerali a Nola
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Redazione Interno
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Si terranno questo pomeriggio alle quindici nel Duomo di Nola le esequie di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e tre mesi morto lo scorso ventuno febbraio dopo un calvario durato due mesi, trascorsi interamente in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale Monaldi di Napoli. La salma del piccolo è stata restituita alla famiglia soltanto nella serata di ieri, al termine di un'autopsia durata circa tre ore e alla quale hanno preso parte venticinque tra periti e consulenti di parte, nominati nell'ambito dell'incidente probatorio voluto dalla Procura. Un esame disposto per fare luce su ogni singolo passaggio di una vicenda che ha scosso l'opinione pubblica e che vede al momento sette medici iscritti nel registro degli indagati con l'ipotesi di accusa di omicidio colposo in concorso.
L'autopsia chiarisce: nessun danno durante il prelievo a Bolzano
Dai primi accertamenti svolti sul del piccolo, e in particolare dall'esame macroscopico dell'organo che gli era stato trapiantato, emerge un elemento di cruciale importanza per il prosieguo delle indagini. Il cuore donato, prelevato il ventitré dicembre scorso nell'ospedale San Maurizio di Bolzano dall'équipe napoletana, non presentava lesioni riconducibili alla fase di espianto. Il medico legale Luca Scognamiglio, consulente della famiglia Caliendo, ha escluso in particolare l'ipotesi di un taglio al ventricolo sinistro, circolata nelle scorse settimane sulla base di alcune testimonianze raccolte in Alto Adige. L'organo, dunque, era stato prelevato correttamente e, almeno in quel frangente, era integro e avrebbe potuto offrire una concreta chance di sopravvivenza al bambino, sul quale nel frattempo era stata comunque praticata la cardiectomia, ovvero la rimozione del suo cuore malato. Saranno necessari ulteriori approfondimenti, già calendarizzati per il prossimo ventotto aprile, quando il collegio peritale esaminerà i campioni anatomopatologici per ottenere un quadro completo e definitivo.
La dinamica del trasporto e l'uso del ghiaccio secco sotto la lente
Se l'espianto è stato giudicato eseguito a regola d'arte, l'attenzione degli inquirenti – il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci – si concentra ora sulla fase successiva: la conservazione e il trasporto dell'organo. Le prime ricostruzioni, basate anche sui verbali del personale dell'ospedale bolzanino, delineano una sequenza di eventi potenzialmente critica. Sarebbe stato un operatore socio-sanitario della struttura altoatesina a fornire, su richiesta dell'équipe del Monaldi, una integrazione di ghiaccio. Quel ghiaccio, tuttavia, non era il comune ghiaccio d'acqua, bensì ghiaccio secco, un elemento la cui temperatura estremamente bassa, capace di causare ustioni da freddo, lo rende inadatto alla conservazione degli organi. Secondo quanto dichiarato a verbale dallo stesso operatore, il materiale refrigerante fu mostrato alla chirurga napoletana, la quale, dopo averlo visionato, avrebbe dato il suo assenso all'utilizzo. Un passaggio, questo, che i legali della dottoressa Gabriella Farina, la cardiochirurga che effettuò il prelievo, intendono approfondire, sottolineando come sul frigorifero che conteneva il ghiaccio secco non fosse apposto, in quei giorni, alcun adesivo di avvertimento che ne segnalasse la pericolosità o la diversa natura. Un adesivo, invece, sarebbe stato affisso successivamente, dopo che il caso era divenuto di dominio pubblico. L'organo, una volta giunto a Napoli e posizionato nel box termico, si presentava ormai compromesso, descritto dai sanitari presenti in sala operatoria come una "pietra durissima", al punto che si tentò inutilmente di scongelarlo con risciacqui di acqua a temperature crescenti, prima fredda, poi tiepida e infine calda, nel disperato tentativo di renderlo idoneo all'impianto.
Una città in lutto e un'indagine che si annuncia complessa
Mentre il duomo di Nola si prepara ad accogliere la bara bianca per l'ultimo saluto, officiato dal vescovo Francesco Marino con la presenza annunciata del cardinale di Napoli Mimmo Battaglia, la macchina giudiziaria procede speditamente ma con i tempi tecnici previsti dalla legge. I periti incaricati avranno centoventi giorni di tempo per depositare la loro relazione conclusiva, e l'udienza è stata aggiornata all'undici settembre. Tra i quesiti posti dal gip, uno in particolare riguarda la possibilità che, anche dopo il fallimento del primo trapianto, potessero essere adottate condotte alternative capaci di modificare il decorso clinico. Domande alle quali la scienza dovrà rispondere, in un clima di dolore ma anche di forte attesa di verità da parte di una famiglia e di un'intera città che non smettono di chiedersi come sia potuto accadere che un cuore, partito integro da Bolzano, si sia spento insieme alla vita di un bambino di appena due anni.




