Inflazione, il carrello della spesa non dà tregua nonostante il rallentamento
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Redazione Economia
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Il primo dato che balza agli occhi, quello dell'inflazione annua che a gennaio frena all'1% dall'1,2% di dicembre, potrebbe indurre a un cauto ottimismo, suggerendo un ritorno a condizioni di stabilità dei prezzi non lontane da quelle di un anno e mezzo fa. Quella cifra, tuttavia, nasconde una dinamica mensile preoccupante, che si impone con forza nell’analisi congiunturale: lo 0,4% di aumento registrato su base mensile, infatti, segnala una pressione sui listini ancora ben lontana dall’esaurirsi. Una pressione che si scarica in maniera particolarmente severa sulle voci di spesa più essenziali, quelle che nessuna famiglia può eludere, dalle quali emerge un quadro sociale tutt'altro che rassicurante.
L’amara contabilità del quotidiano
A trainare l’incremento mensile, secondo le rilevazioni dell’Istat, sono stati principalmente gli energetici regolamentati, schizzati dell’8,7%, e i servizi per l’abitazione, cresciuti dell’1,9%. Ma è sullo zoccolo duro della spesa quotidiana che il fenomeno si fa più tangibile e doloroso. Il cosiddetto “carrello della spesa”, quell’aggregato di beni alimentari e prodotti per la cura della persona e della casa, continua infatti la sua inesorabile risalita, sia su base mensile che annua. Questo andamento, del resto, non fa che aggiungere un ulteriore aggravio a un contesto già segnato, come sottolineato da una nota parlamentare, da un devastante +25% dell’inflazione alimentare maturato nel corso degli ultimi quattro anni: una spirale di costi che, inevitabilmente, prosciuga il potere d’acquisto delle famiglie.
La lettura politica di un malessere diffuso
La reazione politica non si è fatta attendere, e dalle forze di opposizione è giunta un’aspra critica all’esecutivo. Il Movimento 5 Stelle, attraverso una sua rappresentante, ha bollato l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità come “un’altra brutta notizia per gli italiani”, attribuendone la responsabilità a quelli che vengono definiti “fallimenti” del governo. Una presa di posizione netta, che interpreta i dati statistici non come un astratto indicatore economico, bensì come il sintomo concreto di una difficoltà crescente, percepita giorno per giorno alle casse dei supermercati e nei bilanci domestici. Una situazione che, a ben vedere, vanifica parzialmente il significato del rallentamento dell’indice generale, poiché colpisce al cuore le esigenze primarie.
Uno scenario complesso e dalle molteplici sfaccettature
Il quadro che ne emerge è dunque di una complessità non banale, dove la leggera flessione del tasso di inflazione annuale coesiste, e in certi settori strida, con rincari persistenti e settorialmente molto accentuati. Se da un lato alcuni comparti possono mostrare segnali di distensione, dall’altro le categorie di prodotti che gravitano attorno alle esigenze fondamentali – il cibo, l’igiene, la gestione della casa – mantengono una traiettoria ascendente. È proprio questa divergenza a delineare la reale portata del fenomeno inflattivo, il cui peso non si distribuisce in maniera uniforme ma si concentra, con effetto dirompente, sulle voci che determinano il tenore di vita reale della stragrande maggioranza della popolazione, incidendo profondamente sulla qualità della vita e sulle scelte di consumo.




