Giancarlo Devasini, l’ex chirurgo plastico diventato l’uomo più ricco d’Italia grazie alle criptovalute
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Redazione Economia
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La classifica dei miliardari italiani, aggiornata in tempo reale da Forbes, ha subito nelle ultime settimane un rimpasto continuo, ma l’ultima rilevazione fotografa un cambiamento epocale per il capitalismo del paese. Giancarlo Devasini, cofondatore di Tether, la società che emette la stablecoin USDT, è oggi la persona con il patrimonio più ingente in Italia, avendo superato colossi dell’industria tradizionale come Giovanni Ferrero. Secondo i dati diffusi dalla rivista americana, la sua ricchezza è stimata intorno agli 89 miliardi di dollari, una cifra che lo proietta direttamente al ventiduesimo posto nella graduatoria globale degli ultra-ricchi, davanti a nomi storici della finanza mondiale. Una crescita vertiginosa, la sua, che non deriva da un incremento produttivo o da acquisizioni industriali classiche, ma dall’espansione fulminea del valore di Tether sui mercati secondari, dove la società ha recentemente toccato valutazioni comprese tra i 350 e i 375 miliardi di dollari.
La storia personale di Devasini, nato a Torino nel 1964 e cresciuto nel Monferrato, rappresenta forse uno degli esempi più emblematici di come la nuova finanza digitale possa generare fortune in tempi record, scavalcando dinastie industriali costruite in decenni di lavoro. Dopo la laurea in medicina presso l’Università degli Studi di Milano e una breve carriera come chirurgo plastico – durata appena due anni – l’imprenditore abbandonò i ferri del mestiere per dedicarsi al settore informatico, commerciando componenti hardware e fondando persino Delitzia, un servizio di consegna di cibo biologico a domicilio. Fu negli anni Novanta, raccontano le cronache, che incappò anche in una controversia legale con Microsoft per questioni legate alla vendita di chip, risolta con il pagamento di una multa di cento milioni di lire. Un episodio che non ne ha fermato la traiettoria, ma che anzi lo ha spinto verso l’ecosistema delle criptovalute, dove nel 2012 contribuì alla nascita di Bitfinex, per poi fondare Tether nel 2014 insieme all’informatico Paolo Ardoino.
Il meccanismo finanziario alla base del patrimonio e la vita riservata del manager
Il motore che ha alimentato questa improvvisa ascesa patrimoniale risiede nel modello di business di Tether, una stablecoin ancorata al dollaro che rappresenta oggi l’infrastruttura digitale più utilizzata al mondo per lo scambio di criptovalute. La società, che impiega poche centinaia di dipendenti, genera profitti investendo le riserve che garantiscono il token USDT in titoli di Stato americani a breve termine, trattenendo per sé gli interessi attivi senza corrispondere rendimenti ai detentori della moneta virtuale. Un meccanismo che, stando ai dati diffusi dall’azienda, avrebbe prodotto nel 2024 utili netti superiori ai 13 miliardi di dollari, alimentando la rivalutazione delle quote societarie. La partecipazione di Devasini, stimata intorno al 44 o 45 per cento del capitale, ha così subito un’impennata che lo ha portato a raddoppiare il patrimonio di Giovanni Ferrero, fermo a 48,8 miliardi di dollari, e a superare Andrea Pignataro, l’imprenditore bolognese fondatore di Ion Group che solo poche settimane fa aveva brevemente occupato il primo posto.
Nonostante la mole impressionante di ricchezza, il profilo di Devasini rimane quello di un uomo estremamente riservato, quasi invisibile al grande pubblico e alieno dai riflettori mediatici che solitamente accompagnano i grandi patrimoni. Vive tra Svizzera ed El Salvador – dove Tether ha spostato la sua sede legale – e secondo chi lo ha incrociato negli anni a Lugano, usciva raramente di giorno, talvolta indossando felpe con il cappuccio per non farsi riconoscere. Le interviste sono pressoché inesistenti, tanto che il volto pubblico dell’azienda è da sempre l’amministratore delegato Paolo Ardoino, considerato l’architetto strategico della crescita del gruppo. Un atteggiamento, il suo, che contrasta nettamente con l’enorme esposizione mediatica di altri miliardari italiani, ma che ben si addice a un settore, quello delle criptovalute, spesso al centro di dibattiti sulla trasparenza delle riserve e sulle oscillazioni repentine dei valori.
Gli investimenti in Italia e la nuova geografia del potere economico
Parallelamente alla crescita esponenziale del suo patrimonio personale, Devasini ha avviato attraverso Tether una diversificazione che tocca da vicino anche il tessuto economico italiano, segnando un ingresso tangibile nel sistema paese. Oltre agli ingenti investimenti in Bitcoin, oro e intelligenza artificiale – che includono una piattaforma proprietaria e un portafoglio di venture capital con oltre centoventi società – spiccano due operazioni di rilievo nazionale. La prima è l’acquisizione di una quota pari all’11,7 per cento della Juventus, che rende Tether il secondo azionista del club calcistico dopo la Exor della famiglia Agnelli, una mossa che i diretti interessati hanno motivato con la loro dichiarata fede bianconera. La seconda, di natura tecnologica, riguarda l’investimento di 82 milioni di dollari in Generative Bionics, una startup nata dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova specializzata nello sviluppo di robot umanoidi destinati alle fabbriche.
Questi movimenti finanziari, che includono anche partecipazioni in realtà mediatiche come Be Water, delineano il ritratto di un capitalismo digitale che, per la prima volta in Italia, scalza il predominio dei settori manifatturiero e dolciario. La differenza nelle stime patrimoniali tra Forbes e Bloomberg, con quest’ultima che valuta la ricchezza di Devasini in misura assai più contenuta (attorno ai 15 miliardi di dollari), evidenzia però la volatilità e la complessità nel valutare aziende non quotate come Tether, il cui valore è soggetto a oscillazioni improvvise legate all’andamento dei mercati secondari e alla fiducia degli investitori. Una instabilità che, per ora, non scalfisce il dato di fatto: l’ex chirurgo plastico piemontese, con la sua quota in una società da 200 miliardi di dollari di valutazione, siede oggi sul trono dei più ricchi d’Italia, rappresentando un sorpasso simbolico quanto sostanziale per le gerarchie economiche del paese.




