Garlasco, i Cappa denunciano "inciviltà" e notizie false mentre i Poggi chiedono nuovi test sul dna
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Redazione Interno
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«Non passa giorno senza che vengano diffuse notizie assurde e implausibili», hanno scritto gli avvocati Gabriele Casartelli e Antonio Marino, legali della famiglia Cappa, cugini di Chiara Poggi, la ventiseenne uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. La nota, durissima, accusa stampa e social di aver alimentato «pseudo-informazioni contrarie alle norme di civile convivenza», minacciando azioni legali contro chi continui a diffonderle.
Dall’altra parte, i Poggi – che da anni cercano verità alternative a quella processuale, che ha portato alla condanna definitiva dell’ex fidanzato Alberto Stasi – tornano a chiedere nuovi accertamenti. «Ora il dna di tutti, altrimenti rischiamo un nuovo “Ignoto 3”», hanno dichiarato, riferendosi alle tracce genetiche non identificate emerse nelle indagini. La loro battaglia si concentra sui cinque aplotipi maschili rinvenuti, tra cui quello di Andrea Sempio, nuovo indagato dopo che il consulente della Procura Carlo Previderè ha confermato la corrispondenza con il materiale biologico trovato sotto le unghie della vittima.
La svolta nelle indagini arriva da un’impronta digitale – la numero 33, senza tracce di sangue – scoperta sulle scale della cantina, un luogo che, secondo la ricostruzione giudiziaria, l’assassino non avrebbe mai raggiunto. Un dettaglio che riapre interrogativi su possibili coinvolgimenti esterni, anche se la Procura di Pavia punta a chiudere le piste alternative concentrandosi sull’incidente probatorio del 17 giugno, quando si discuterà proprio delle nuove prove scientifiche.
Intanto, il paese è diviso tra chi accetta la sentenza contro Stasi e chi, come i parenti di Chiara, continua a cercare risposte diverse. Le teorie – alcune delle quali sfiorano il complottismo – si moltiplicano, alimentate da dettagli mai chiariti del tutto. C’è chi ipotizza che Chiara avesse scoperto «qualcosa», chi parla di segreti inconfessabili, chi sospetta che il movente sia da cercare in dinamiche familiari o sociali. Ma dopo diciotto anni, i frammenti di verità sembrano sempre più sfuggenti.




