La Global Sumud Flotilla raddoppia ad Augusta, in attesa del via verso Gaza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È un concentramento navale che, per numeri e ambizioni, supera la precedente missione dell’autunno scorso, quando il convoglio era stato bloccato e i militanti rimpatriati. La notte del 22 aprile, nel silenzio operativo del porto Xiphonia di Augusta, nel Siracusano, sono attraccate 38 imbarcazioni provenienti dalla Spagna, andando così a sommarsi alle 25 italiane che già si trovavano ormeggiate nella rada siciliana. Con questa massiccia aggiunta, la flotta – che secondo gli organizzatori rappresenterebbe la più grande mobilitazione civile di questo tipo mai tentata per la Striscia – raggiunge complessivamente le 63 unità, a bordo delle quali si stima viaggino quasi mille attivisti pronti a sfidare il blocco navale imposto da Israele.

L’attesa nel porto e l’ombra della manutenzione

Mentre il grosso delle forze si sta già trasferendo o si prepara a farlo verso il porto di Siracusa, dove è prevista una conferenza stampa sul molo della Marina, non tutto il naviglio risulta immediatamente operativo. Fonti vicine all’organizzazione riferiscono che alcune imbarcazioni, proprio nel corso di queste ultime ore, necessitano di urgenti lavori di manutenzione che potrebbero rallentare la tabella di marcia; a queste si aggiunge la presenza della nave di Greenpeace, destinata a restare al largo insieme ad altre quindici barche che invece troveranno ormeggio diretto in banchina. Dal punto di vista logistico, quindi, la flotta è pronta a salpare già dalla mattina di venerdì 24 aprile, ma fonti sul campo non escludono che il via ufficiale possa slittare al weekend, condizionato non solo dalle riparazioni tecniche ma anche dalle consuete variabili meteo-marine del Mediterraneo centrale.

Un’impresa doppia rispetto al passato

Il salto di qualità rispetto alla prima spedizione è evidente già solo in cifre: se lo scorso ottobre erano poco più di 40 i natanti coinvolti, stavolta si parla di quasi il doppio delle unità e di una partecipazione internazionale che ha trovato nel sostegno spagnolo il suo principale moltiplicatore. Gli attivisti della Global Sumud Flotilla – che fanno leva su un crowdfunding già capace di superare i diecimila euro, promosso anche da Banca Etica – ribadiscono che l’obiettivo primario rimane quello di “rompere il silenzio istituzionale” e di forzare comunque il corridoio umanitario, aggirando i valichi chiusi e denunciando quella che definiscono una complicità internazionale con le restrizioni imposte all’enclave palestinese.

Le voci critiche nel campo della solidarietà

Alla vigilia della partenza, però, mentre le imbarcazioni prendono il largo da Augusta, emerge anche una nota critica proveniente dallo stesso fronte progressista. Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori Palestinesi occupati, intervenuta a Bruxelles durante il Congresso parlamentare della Sumud, ha avvertito i presenti che la spedizione rischia di trasformarsi in un “caos” privo di direzione. “Detesto fare la guastafeste”, ha esordito l’esperta salendo sul palco, “ma un movimento senza direzione è solo un caos”. Albanese ha puntato il dito contro quella che percepisce come un’eccessiva spettacolarizzazione della protesta – fatta di “distintivi e foto” che ricordano l’ambiente delle Nazioni Unite – e ha invitato gli organizzatori a dotarsi di una disciplina tattica e di una leadership chiara, per evitare di dissipare risorse in iniziative meramente performative.

L’avvertimento della relatrice (che ha ricordato come il blocco di Gaza sia in vigore già da molti anni) arriva proprio mentre la flotta si prepara a navigare verso acque sorvegliate dalla marina israeliana, in un contesto geopolitico che, nonostante la presidenza Trump sia ormai stabilizzata da oltre un anno, resta tutt’altro che prevedibile per le iniziative della società civile. Da una parte c’è l’entusiasmo logistico di una mobilitazione senza precedenti, dall’altra la preoccupazione che l’effetto “già visto” mediatico riduca l’impatto reale di questa ennesima missione, rischiando di farne un’eco sbiadita rispetto ai grandi blocchi del passato. Mentre migliaia di persone si preparano a salpare o a sostenere l’impresa da terra, il nodo rimane quello della concreta capacità di penetrare l’assedio, una scommessa che le 63 barche ancorate in Sicilia si apprestano a rilanciare a poche ore dal fischio d’inizio.

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