Rai al lavoro per il dopo Ranucci: verso l'addio a Report dopo quasi dieci anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il tempo scorre inesorabile verso l'autunno televisivo, negli uffici di viale Mazzini si sta consumando un passaggio epocale per il servizio pubblico. L'ipotesi che Sigfrido Ranucci, volto e anima di Report su Rai3, possa lasciare la conduzione del programma non è più un'eco lontana di indiscrezioni estive, ma una prospettiva concreta su cui i vertici aziendali stanno lavorando con crescente determinazione.
L'oggetto del contendere non riguarda solo la poltrona del conduttore, ma l'intero assetto di una delle trasmissioni di inchiesta più seguite e discusse del panorama televisivo, storica fucina di scoop e di aspre polemiche politiche.
Un compleanno amaro e un'amicizia controversa
Il giornalista, che attualmente ricopre anche il ruolo di vicedirettore degli Approfondimenti Rai, ha recentemente tagliato il traguardo dei 65 anni. Una ricorrenza che, nelle dinamiche aziendali, rappresenta spesso un momento di passaggio o di ridefinizione dei propri incarichi, anche se in questo caso il clima è ben più teso del solito.
A complicare il quadro, e a rendere praticamente irreversibile la separazione, è il clamoroso caso giudiziario che ha coinvolto il suo nome: l'amicizia trentennale con Valter Lavitola, l'imprenditore campano attualmente in carcere, ha gettato un'ombra pesantissima sulla sua posizione, alimentando un dibattito pubblico che la Rai non ha più potuto o voluto ignorare.
Lavitola, come emerso dalle indagini, è accusato di essere uno dei mandanti dell'attentato subito da Ranucci lo scorso ottobre, un episodio di cronaca nera che ha scosso il mondo dell'informazione e che ha assunto contorni inquietanti alla luce delle dichiarazioni del presunto mandante stesso. Secondo quanto riportato, l'imprenditore avrebbe giustificato il gesto come un tentativo estremo, seppur distorto, di proteggere l'amico, quasi un fratello, per rafforzare la sua sicurezza personale.
Questo retroscena giudiziario, al di là delle valutazioni processuali, ha reso evidente come la permanenza di Ranucci alla guida del programma fosse ormai insostenibile, trasformando quella che poteva essere una normale transizione generazionale in un'uscita di scena obbligata.
Le ipotesi per la successione alla guida di Report
Di fronte a questo scenario, l'azienda sta affinando i dettagli di un piano che prevede una ricollocazione interna per il giornalista, evitando così un divorzio traumatico ma sancendo di fatto la fine di un'era. La soluzione, tuttavia, che appare sempre più concreta è quella interna, volta cioè a garantire la continuità del format senza stravolgerne l'impianto. Le indiscrezioni che circolano in questi giorni indicano una rosa di nomi pronta a raccogliere il testimone, tutti interni alla grande famiglia degli Approfondimenti o comunque al mondo del giornalismo investigativo della Rai.
Da Riccardo Iacona, forte della sua esperienza con PresaDiretta, a Sabrina Giannini, volto noto delle inchieste agrarie e ambientali, passando per altre figure di spicco del giornalismo d'assalto, il ventaglio di possibili successori è ampio e qualificato.
La scelta, in questo senso, non sarà solo tecnica o giornalistica, ma dovrà necessariamente tenere conto della capacità del nuovo conduttore di reggere l'urto delle pressioni politiche, un aspetto che ha caratterizzato in modo così marcato gli ultimi anni della gestione Ranucci, e di mantenere alto il tasso di autorevolezza che il programma ha saputo costruirsi nel tempo.
La presa di posizione della redazione e le tensioni interne
Nel mezzo di questo scenario già di per sé infuocato, si è inserita una presa di posizione netta da parte della redazione del programma, che ha voluto spezzare una lancia a favore del proprio conduttore, o almeno così sembrerebbe. I giornalisti e gli inviati di Report hanno infatti diffuso una nota, o meglio una nuova lettera, per chiarire il loro reale posizionamento, smentendo categoricamente di aver partecipato a un presunto complotto per "scaricare" Ranucci.
I cronisti negano che la precedente lettera inviata al direttore degli Approfondimenti, Paolo Corsini, fosse un escamotage per sbarazzarsi del conduttore, bollando come strumentali le accuse di chi vede in questo gesto un tradimento ai danni del programma. "Non abbiamo alcuna intenzione di fare un favore di questo tipo a tutti i nemici storici e attuali di Report", si legge nella presa di posizione dei giornalisti, che aggiungono un monito chiaro: chi cerca di accreditare questa tesi mira esclusivamente a distruggere la trasmissione e a piegarla ai diktat della politica.
Questa mossa della redazione, che rivendica la propria autonomia e la volontà di difendere il prodotto giornalistico al di là del nome del conduttore, aggiunge un ulteriore tassello a un puzzle già complesso, dimostrando come la tensione non sia solo tra il conduttore e l'azienda, ma coinvolga l'intero ecosistema della trasmissione, chiamato a ridefinire la propria identità in un momento di profonda turbolenza.
La strategia aziendale tra ricollocazione e continuità
Per la Rai, la partita si gioca su un duplice binario. Da un lato, c'è la necessità di gestire con garbo e senza scossoni interni l'uscita di scena di Ranucci, che vanta un contratto e uno status dirigenziale da tutelare; da qui la ricerca di una ricollocazione dignitosa che non lo allontani completamente dal mondo dell'informazione aziendale. Dall'altro, c'è l'urgenza di non disperdere il patrimonio di ascolti e di credibilità che Report rappresenta per la terza rete, un patrimonio costruito negli anni grazie a inchieste coraggiose che hanno spesso messo in difficoltà il potere costituito.
La strada della soluzione interna, quindi, sembra la più praticabile per garantire una transizione morbida e per preservare quella squadra di inviati e autori che, come ribadito nella loro lettera, si sentono parte attiva e non passiva di questa fase di cambiamento.
La decisione definitiva, attesa nelle prossime settimane, dovrà però fare i conti con la pesantezza del contorno giudiziario e con un clima politico e mediatico che difficilmente concederà tregua al nuovo corso di Report, chiamato a dimostrare ancora una volta la propria indipendenza in un contesto che, come evidenziato dalla stessa redazione, sembra intenzionato a metterlo alle corde.
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