Il prezzo dell'energia frena le auto elettriche in Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Italia, che pure ambisce a ritagliarsi un ruolo nella transizione ecologica, si ritrova a essere il fanalino di coda d'Europa per la diffusione delle vetture a batteria. Mentre i principali mercati del Vecchio Continente, dalla Germania alla Francia, fino al Regno Unito, vedono le elettriche conquistare quote di mercato a doppia cifra, il dato italiano registrato nei primi nove mesi dell'anno si attesta su un magro 5,2%, una percentuale che appare ancor più esigua se paragonata alla media europea, ferma al 18,1%. Questo divario, piuttosto marcato, non è ascrivibile a una singola causa, ma piuttosto a una serie di concause che vanno a minare la fiducia dei potenziali acquirenti, i quali, oltre a dover considerare l'investimento iniziale per l'acquisto del veicolo, devono fare i conti con un ecosistema di ricarica ancora non del tutto maturo e, soprattutto, sempre più costoso.

L'allarme sulle tariffe della ricarica pubblica

Proprio il costo per fare il pieno di energia, infatti, si sta rivelando un ostacolo di natura strutturale. Dopo una prima fase caratterizzata da offerte competitive e abbonamenti vantaggiosi, finalizzati a trainare l'adozione della nuova tecnologia, si è passati a una progressiva impennata dei listini. L'Adiconsum, associazione che difende i diritti dei consumatori, ha recentemente denunciato una situazione di "tariffe fuori controllo", sottolineando come l'Italia si collochi tra i Paesi con i prezzi più elevati per la ricarica pubblica in tutta Europa. Un dato, questo, che rischia di trasformare la mobilità a zero emissioni da opportunità aperta a tutti a un privilegio riservato a una cerchia ristretta, vanificando gli sforzi compiuti sul fronte degli incentivi all'acquisto.

Le risorse e la questione infrastrutturale

La criticità legata ai costi si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda lo sviluppo stesso della rete di ricarica. La domanda di infrastrutture, come dimostrato dall'esaurimento in poco più di ventiquattr'ore dei circa seicento milioni di euro destinati a questo scopo dal PNRR, è vivace e ampiamente superiore all'offerta attuale. Quei fondi, che erano stati stanziati proprio per potenziare la dotazione di colonnine sul territorio nazionale, sono andati esauriti in un tempo brevissimo, lasciando scoperta una fetta consistente di potenziale domanda e evidenziando la necessità di un ulteriore e più cospicuo impegno economico. La carenza di punti di ricarica, unita al loro costo elevato, crea un circolo vizioso che frena gli automobilisti, i quali, giustamente, temono di incorrere in difficoltà pratiche e in esborsi eccessivi.

Il manifesto per la transizione

Di fronte a questo scenario, l'associazione di settore Motus-E ha presentato un dossier articolato in cinque punti, una sorta di manifesto programmatico con l'obiettivo di accelerare la transizione verso l'elettrico. Il documento, senza entrare nel merito di giudizi politici, delinea una serie di azioni concrete per superare le barriere che attualmente impediscono al mercato di decollare. Si tratta di proposte che toccano i nodi cruciali emersi dall'analisi della situazione: dall'accessibilità economica, sia per l'acquisto del veicolo che per la sua gestione ordinaria, fino alla pianificazione di una rete infrastrutturale capillare e efficiente, passando per politiche industriali che sostengano l'intera filiera. L'iniziativa punta a fornire una road map chiara, nella speranza di colmare il ritardo accumulato rispetto ai partner europei e di guidare il Paese verso una mobilità più sostenibile e moderna.

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