Affitti brevi, il Consiglio di Stato stabilisce: il riconoscimento degli ospiti è obbligatorio, anche in videochiamata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il panorama normativo che regola gli affitti brevi e i bed and breakfast subisce una nuova, significativa torsione, con una sentenza del Consiglio di Stato che, accogliendo le ragioni del ministero dell’Interno e di Federalberghi, ribalta completamente le precedenti decisioni del Tar del Lazio. La controversia, che aveva visto in primavera la sospensione di una circolare del Viminale, si risolve dunque a favore di un controllo più stringente, ripristinando l’obbligo per i gestori di verificare di persona l’identità dei propri ospiti. Viene così «riesumata», per usare un’espressione che circola negli ambienti giuridici, quella direttiva che imponeva il riconoscimento «de visu», una pratica che molti ritenevano ormai superata dalle moderne abitudini di viaggio e dalle tecnologie che facilitano i self check-in.

Il cuore della disputa giuridica

La disputa, il cui esito era atteso con una certa apprensione dagli operatori del settore, ruotava attorno all’interpretazione delle norme sulla sicurezza e sull’accoglienza. Il Tar del Lazio, con una pronuncia dello scorso maggio, aveva infatti sospeso l’efficacia della circolare ministeriale, giudicandola forse eccessivamente gravosa per un mercato, come quello degli affitti brevi, che fonda la sua fortuna sulla rapidità e sulla semplicità delle procedure. Quel provvedimento, di fatto, aveva aperto la possibilità ai gestori di limitarsi a raccogliere i documenti degli ospiti e a inoltrarli alle autorità di pubblica sicurezza, senza la necessità di un incontro fisico che ne attestasse la corrispondenza con la persona reale. Una soluzione, questa, che sembrava adattarsi meglio alla realtà dei fatti, soprattutto in contesti dove l’host raramente risiede nello stesso stabile dell’alloggio offerto.

La nuova procedura e le tecnologie ammesse

Con la sentenza del 21 novembre, il Consiglio di Stato ha invece stabilito che la trasmissione del documento, sebbene rimanga un passaggio fondamentale, non è più sufficiente a ottemperare agli obblighi di legge. Il riconoscimento «de visu» diventa un requisito imprescindibile, sebbene la sentenza appaia consapevole delle evoluzioni tecniche e ammetta, in maniera non esplicita ma di fatto operativa, l’utilizzo di dispositivi di comunicazione a distanza. Ne consegue che la verifica dell’identità, la quale deve accertare la piena corrispondenza tra il volto dell’ospite e la fotografia sul documento di riconoscimento, potrà essere effettuata anche tramite un videocollegamento, utilizzando quindi una videochiamata o sistemi di video citofonia. Si tratta di un’apertura importante, che tenta di conciliare l’esigenza di sicurezza, strenuamente difesa dal Viminale, con le pratiche ormai consolidate di un settore fortemente digitalizzato.

Implicazioni per il mercato degli affitti brevi

L’impatto di questa decisione sul mercato è destinato a essere rilevante, poiché modifica le procedure di check-in per una vasta gamma di soluzioni abitative, dai monolocali in città agli appartamenti per vacanze al mare. L’obbligo di un contatto, seppur virtuale, tra host e ospite introduce un elemento di relazione personale che il self check-in tramite key-box, molto diffuso per la sua praticità, eliminava completamente. Molti se ne stanno già chiedendo, e la discussione è solo all’inizio; quel che è certo è che la sentenza delinea un perimetro di responsabilità più definito per chi affitta, attribuendogli un ruolo attivo nel controllo, mentre per le forze dell’ordine si configura come uno strumento in più per tracciare i flussi di persone sul territorio, un aspetto che tocca da vicino anche le indagini di cronaca nera, dove spesso la ricostruzione degli spostamenti degli indagati risulta cruciale per le inchieste in corso.

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