Ferrari Hypersail, il nuovo corso di Voltolini tra foil e record oceanici

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Milano. Mentre la Design Week trasformava il centro in un palcoscenico di tendenze effimere, nel flagship store di via Berchet si è consumata una dichiarazione di intenti dal sapore completamente diverso, più vicina alla fisica che alla moda. Lì, Enrico Voltolini – ingegnere navale con meno di quarant’anni, subentrato da poche settimane al posto di Giovanni Soldini – ha presentato la livrea di Ferrari Hypersail, il monoscafo oceanico volante da cento piedi (circa trenta metri) che il Cavallino Rampante intende scagliare contro i primati della vela mondiale. Il giallo, una tonalità ribattezzata “Fly” che si staglia contro il grigio scuro del carbonio, non è solo una scelta cromatica ispirata alla storica 275 GTB, ma una dichiarazione di leggerezza che deve tradursi in numeri: l’obiettivo dichiarato è quello di librarsi sopra le onde toccando i cinquanta nodi di velocità, un ritmo forsennato che lo skipper intende mantenere per giorni interi nella speranza di riscrivere il tempo del giro del mondo, portandolo sotto la soglia dei quaranta giorni.

L’eredità di Soldini e la sfida dell’“opera prima”

Il passaggio di consegne con Giovanni Soldini, avvenuto in modo piuttosto silenzioso all’inizio del mese, ha lasciato spazio a una gestione tecnica forse meno legata all’epica della vela solitaria e molto più concentrata sull’integrazione dei sistemi. Voltolini, che vanta esperienze in America’s Cup con Luna Rossa e nel SailGP, descrive il progetto come un’“opera prima” che esplora territori inesplorati dello yachting, un laboratorio galleggiante dove gli usuali vincoli di classe sono stati volutamente allentati. A eccezione della necessità di raddrizzarsi in caso di scuffia e del divieto di accumulare energia per le manovre, i progettisti – tra cui spicca il nome dell’architetto Guillaume Verdier insieme al Ferrari Design Studio guidato da Flavio Manzoni – hanno goduto di una libertà progettuale totale. Questa assenza di regole, avverte lo stesso Voltolini, è affascinante ma insidiosa: rischia di alimentare “fantasie inutili” se non ancorata a un rigore assoluto, perché la macchina, una volta varata (si ipotizza dopo l’estate del 2026), dovrà resistere non solo all’acqua salata ma alle sollecitazioni estreme dei mari del Sud.

Un concentrato di ingegneria estrema tra foil e chiglia basculante

Osservando le specifiche tecniche emerse durante la presentazione milanese, viene subito da pensare che questa barca sia una sorta di Frankenstein di lusso della vela moderna, eppure c’è una logica ferrea in ogni sua scelta. Lo scafo, del peso di circa quaranta tonnellate e sorretto da un albero alto trentasette metri, fonde elementi tipici degli AC75 della Coppa America – come i foil laterali e l’albero alare con doppia randa – con soluzioni mutuate dalla classe Imoca, prima fra tutte la chiglia basculante. La vera novità, però, risiede nell’integrazione di un foil direttamente su quella chiglia, una soluzione inedita pensata per generare una spinta verticale che stabilizzi lo scafo quando le onde si fanno più cattive. Voltolini spiega che questa tecnologia serve a sopperire a un limite fisico umano: poiché il regolamento vieta l’accumulo di energia per le vele (che dovranno quindi essere regolate esclusivamente a forza di braccia dai dieci membri dell’equipaggio), il foil della chiglia interverrà a correggere i ritardi nel trimming, garantendo una stabilità passiva che altrimenti andrebbe persa.

L’autosufficienza energetica e il banco di prova del mare

Per sostenere l’elettronica di bordo – winch Harken, sistemi di movimentazione Cariboni e la miriade di sensori necessari a far volare una massa simile – Ferrari Hypersail punta sull’autosufficienza più che sui combustibili. Cento metri quadrati di pannelli solari, integrati direttamente nella coperta e calpestabili dall’equipaggio, garantiranno una potenza di circa venti kW, sufficienti a ricaricare i pacchi batteria che alimentano i sistemi. Eppure, nonostante i simulatori più avanzati al mondo abbiano già validato il progetto, l’ingegnere navale ammette che il vero test sarà la transizione dal digitale al reale. I prossimi mesi, scanditi da test strutturali su appendici, timone e chiglia previsti tra ottobre e dicembre, diranno se questa convergenza tra l’estetica delle hypercar di Maranello (la silhouette della Monza SP1/SP2 è evidente) e la fisica della vela oceanica riuscirà effettivamente a trasferire “lo spirito progettuale” delle Rosse nel dominio liquido. L’asticella è stata alzata, ora non resta che vedere se l’acqua saprà reggere il confronto con l’asfalto.

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