Autovelox, il censimento nazionale voluto da Salvini mette a rischio molti dispositivi
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Redazione Interno
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La recente ispezione dei carabinieri nel comune di Campagnatico, dove sono stati acquisiti documenti relativi agli autovelox in uso, ha riacceso i riflettori su un tema che da mesi anima il dibattito pubblico e giurisprudenziale. L’intervento delle forze dell’ordine, per quanto significativo, non basta a dipanare una matassa diventata intricatissima, che vede al centro la legittimità stessa dei dispositivi di rilevamento della velocità.
Negli ultimi due anni, la giurisprudenza ha tracciato una linea chiara e netta, stabilendo che “approvazione” ministeriale e “omologazione” non sono la stessa cosa. La Cassazione, in particolare, ha più volte ribadito che un dispositivo, per essere ritenuto a norma, deve possedere entrambi i requisiti in maniera inequivocabile. Una distinzione non meramente formale, bensì sostanziale, che ha già portato all’annullamento di migliaia di multe e che costringe ora gli enti locali a un complesso lavoro di adeguamento.
Proprio per porre ordine in questa situazione, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini ha avviato un censimento senza precedenti. Tutti i Comuni e gli enti proprietari di autovelox sono obbligati a inserire i propri dispositivi all’interno di una piattaforma digitale nazionale entro il prossimo ottobre, pena lo spegnimento coatto degli stessi. L’iniziativa, che mira a una trasparenza totale, rappresenta una svolta epocale nella gestione del controllo della velocità su strada.




