Intel, i colloqui con Apple che fanno tremare il mercato dei chip
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Redazione Economia
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Che ci fosse un prima e un dopo nella storia dei semiconduttori lo si era capito già nelle settimane precedenti, complice una serie di trimestrali oltre le attese e un rinnovato interesse per l’intelligenza artificiale. Ma la notizia che ha acceso i riflettori – e i motori degli acquisti – arriva ora da un possibile riavvicinamento tra due giganti che, per quasi quindic’anni, avevano condiviso la stessa strada. Parliamo di Apple e di Intel, separate nel 2020 quando la casa di Cupertino scelse di puntare su processori proprietari (gli Apple Silicon, per intenderci) affidandone la produzione a Tsmc, e oggi di nuovo sedute, seppur in modo informale, attorno a un tavolo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, ci sarebbero stati contatti esplorativi con il produttore di Santa Clara – e parallelamente con Samsung – per valutare la produzione dei chip principali degli Stati Uniti. Un’opzione, quest’ultima, che al momento resta in una fase così embrionale da non aver ancora generato accordi concreti.
Il ritorno di fiamma in un mercato già surriscaldato
La reazione degli investitori, va detto, non si è fatta attendere. Le azioni Intel hanno archiviato la seduta con un balzo a doppia cifra, toccando nuovi massimi storici e alimentando una volatilità che, solo ventiquattr’ore prima, sembrava essersi placata dopo le vendite sui listini europei. Se da un lato il greggio continua la sua fase correttiva – una tregua che, insieme alla tenuta della situazione in Medio Oriente, ha sostenuto gli acquisti – dall’altro Wall Street si avvia al giro di boa spinta proprio da questi rumor. Apple, dal canto suo, cerca così di smarcarsi da una dipendenza quasi totale da Tsmc, il colosso taiwanese che attualmente produce i suoi chip sia nella sede principale che in un impianto in Arizona. Una diversificazione, quella cercata da Tim Cook, che non è solo una questione di forniture, ma anche di posizionamento geopolitico: portare una fetta della produzione negli Stati Uniti aiuterebbe a fare breccia presso un’amministrazione che, nelle scorse settimane, ha dimostrato di avere un occhio di riguardo per l’industria nazionale dei semiconduttori.
Le mosse (e le cautele) di Cupertino
È pur vero, tuttavia, che la strada verso un’intesa è irta di ostacoli tecnici oltre che commerciali. I vertici Apple, unici artefici del proprio destino tecnologico, avrebbero già manifestato più di una perplessità riguardo l’affidabilità dei processi produttivi esterni all’ecosistema Tsmc. A conferma di ciò, c’è la visita di alcuni dirigenti in un impianto Samsung ancora in fase di sviluppo in Texas: un sopralluogo che sa più di ricognizione che di negoziato vero e proprio. D’altronde, se la sfida tecnologica è affascinante, quella economica non lo è da meno: il reparto di fonderia di Intel, quello che dovrebbe produrre i chip per conto terzi, brucia ancora miliardi di dollari, e un’eventuale partnership con Apple (che richiede volumi mostruosi e standard qualitativi elevatissimi) rappresenterebbe la cartina di tornasole definitiva per la sua credibilità. Non a caso, l’amministratore delegato Lip-Bu Tan ha scommesso gran parte della sua strategia di rilancio su questa scommessa, cercando di convincere il mercato che l’era dell’intelligenza artificiale rimetterà la central processing unit (la Cpu) al centro di tutto.
Un rally che viene da lontano
A rendere ancor più dirompente la notizia, insomma, è il contesto in cui arriva. La corsa del titolo Intel, iniziata mesi fa sulle ali di un miglioramento dei fondamentali e di partnership strategicamente rilevanti, ha subito un’accelerazione tale da trasformare il produttore di Santa Clara nel protagonista assoluto di questa fase di mercato. Aprile, lo ricordiamo, è stato il mese migliore nella storia ultra-cinquantennale del listino, con una performance che ha spinto la capitalizzazione oltre i 470 miliardi di dollari. Le chiacchiere con Apple, anche se fossero solo chiacchiere, sono arrivate nel momento perfetto per legittimare questi exploit, fornendo una narrazione coerente a chi, negli ultimi mesi, ha scommesso sulla rinascita del colosso USA. Per Apple, d’altro canto, l’obiettivo rimane quello di risolvere un problema di fornitura che, come ammesso dalla stessa azienda durante l’ultima chiamata con gli analisti, continua a limitare la crescita delle vendite soprattutto per i modelli di iPhone più avanzati.




