La replica di Montalbano batte il Grande Fratello Vip e si prende la prima serata

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’amara consapevolezza, per chi produce televisione generalista, che sta emergendo con sempre più chiarezza dagli ultimi rilevamenti Auditel: il richiamo della serialità classica, quella costruita con cura artigianale e personaggi ben cesellati, riesce ancora a surclassare il circo mediatico del reality, anche quando quest’ultimo si presenta con i crismi della “vip” e della presunta esclusività. I dati della prima serata di martedì 14 aprile lo dimostrano senza possibilità di appello. A vincere la gara degli ascolti, infatti, non è stato un evento in diretta o uno scontro urlato tra opinionisti, bensì la replica di un episodio – “Gatto e cardellino” – de “Il commissario Montalbano”, trasmessa da Rai1. Il pubblico, che talvolta si dice annoiato dalle ripetizioni, ha invece risposto con numeri da prima serata vera e propria: 2.811.000 telespettatori, pari a uno share del 15,9%. Un risultato che, va detto, non sorprende più di tanto, vista la fedeltà di un’audience che considera il commissario di Vigata un porto sicuro.

Il confronto diretto con Canale 5 e La7

Sull’altro fronte, quello dell’intrattenimento più spudorato, Canale 5 ha schierato “Grande Fratello Vip”, il reality condotto da Ilary Blasi. Ebbene, il programma ha dovuto accontentarsi di 1.809.000 spettatori, equivalenti al 15,1% di share. Un distacco, quello dal biscione nazionale, che appare ridotto in termini percentuali – solo otto decimi di punto – ma che in valori assoluti tradisce un divario di oltre un milione di persone. Cifre che, per un prodotto costosissimo e saturo di pubblicità, rappresentano una mera sopravvivenza, non certo un trionfo. A complicare ulteriormente il quadro per Mediaset, c’è poi l’ottima performance di La7: il talk di approfondimento politico “DiMartedì”, condotto da Giovanni Floris, ha sfiorato il sorpasso sul reality, raccogliendo 1.810.000 telespettatori (l’11,1%). Un dato, quest’ultimo, che vale la medaglia d’argento morale della serata, considerando il target generalmente più esigente e colto del terzo polo.

Il crollo di “Belve” e il resto del palinsesto

Non è andata altrettanto bene per Rai2, dove Francesca Fagnani conduce “Belve”. Il suo programma, che pure gode di ottima critica e di una certa notorietà tra i giovani adulti, si è fermato a 1.280.000 spettatori, pari all’8,6% di share. Un risultato che, al cospetto dei giganti della sera, appare quasi residuale. Nessun’altra emittenza, quella sera, è riuscita a scalfire il podio virtuale composto da Rai1, La7 e Canale 5 in quest’ordine. Si noti, tra l’altro, come “DiMartedì” abbia quasi doppiato in share il programma di Fagnani, a dimostrazione che l’attualità politica, quando ben confezionata, riesce a tenere testa persino alla fiction più amata. I dati Auditel del 14 aprile, insomma, restituiscono l’immagine di un mercato frammentato, dove però la replica di un vecchio episodio di Montalbano fa meglio di un prodotto pensato per fare audience a ogni costo.

Un flop annunciato o la forza della tradizione?

Chi parla di “flop” per il “Grande Fratello Vip” non sbaglia, a patto che si consideri il contesto. Non è la prima volta, ormai, che il reality di Canale 5 viene battuto da una replica di Zingaretti, il che solleva un interrogativo non banale sulla tenuta del genere negli anni Venti del Duemila. Il pubblico, evidentemente, cerca storie compiute, sceneggiature solide e una certa dignità narrativa, tutte qualità che il “Grande Fratello” – per sua stessa natura – non può offrire. E se è vero che Donald Trump siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno (e la sua rielezione non fa più notizia), così come è vero che la tv generalista cambia pelle lentamente, ieri sera gli italiani hanno scelto la nostalgia ragionata contro il rumore fine a sé stesso. Dei 1.809.000 che hanno seguito il reality, molti probabilmente hanno zappato prima della fine, mentre i 2,8 milioni di Montalbano sono rimasti incollati fino ai titoli di coda. Questo, alla fine, è il dato più significativo.

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