Caso Garlasco, la procura di Pavia mette sotto stress l’alibi di Sempio: “Non passò per caso davanti a casa di Chiara”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel lungo pomeriggio del 13 agosto 2007, poche ore dopo che Chiara Poggi era stata uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco, Andrea Sempio – all’epoca diciannovenne, oggi tornato al centro di una violenta bufera giudiziaria – sostiene di essere transitato in auto con il padre lungo via Pascoli, attratto da un insolito viavai di persone e dalla presenza di un’ambulanza. I pm di Pavia, depositando le carte che chiudono la nuova inchiesta a suo carico, hanno però consegnato ai giudici un’analisi spietata di quella versione, aprendo uno squarcio sulle contraddizioni di un racconto che la difesa non ha mai smontato completamente. La procura, attraverso planimetrie e ricostruzioni topografiche, ha annotato come quel percorso fosse tutt’altro che naturale per chi, provenendo da casa della nonna, dovesse rientrare nell’abitazione familiare: l’itinerario descritto da Sempio non solo era fuori rotta, ma si infilava “esattamente nella direzione opposta” rispetto al tragitto più breve e logico. Un dettaglio che gli inquirenti, con una formula destinata a pesare nel prosieguo delle indagini, hanno bollato come “palesemente inverosimile”.

Il nodo della visibilità e le foto riemerse dal 2007

La confutazione della procura non si limita alla geografia, ma investe il cuore stesso della percezione visiva. Secondo quanto scritto nei verbali, Sempio dichiarò di aver notato l’ambulanza e la folla proprio mentre percorreva un breve tratto di via Pavia, all’altezza dell’incrocio con via Pascoli. Gli investigatori, dopo avere confrontato le distanze e la conformazione delle strade, hanno concluso che “non è verosimile” che dal punto esatto dove transitava il giovane potessero essere visibili i soccorsi; la presenza, inoltre, di due rotonde – un elemento che può sembrare irrilevante ma che in dinamiche di cronaca nera diventa un cardine – avrebbe ulteriormente oscurato la linea visiva. A rendere ancora più ingombrante la posizione di Sempio vi è la recente riemersione di alcune fotografie scattate in quei minuti, immagini che la procura ha utilizzato per mettere in dubbio la buona fede del giovane: se ne deduce, senza che venga mai scritto esplicitamente negli atti d’accusa, che l’allora diciannovenne sia tornato consapevolmente sul luogo del delitto, forse per misurarne la portata o forse per un più oscuro bisogno interiore.

Sei ore di consulenza psicologica a Roma per smontare il profilo di violento

Mentre la procura stringe il cerchio sul piano indiziario, il fronte della difesa si è spostato nella Capitale, dove Sempio ha vissuto una giornata chiave all’interno degli uffici di Genomica Srl, un centro diagnostico avanzato situato a due passi dallo scalo ferroviario di Tiburtina. Per circa sei ore il trentottenne – che da mesi, nelle parole della sua legale, vive “tumulato in casa” a causa dell’attenzione mediatica e della pressione investigativa – si è sottoposto a un lungo colloquio con una psicologa psicoterapeuta, scelta dal pool difensivo come contraltare alla consulenza criminologica realizzata dal Racis su richiesta dell’accusa. L’avvocata Angela Taccia, che insieme al collega Liborio Cataliotti segue l’indagato, ha descritto un uomo “rassegnato e stanco”, schiacciato dal peso di un’inchiesta che gli ha ormai stravolto ogni routine quotidiana, tanto da vedersi costretto a uscire di casa soltanto per recarsi al lavoro o negli studi legali.

Cinque consulenze per sfidare l’impronta 33 e le intercettazioni

Il lavoro a Roma, però, non si è esaurito nel faccia a faccia con la criminologa di parte. La strategia della difesa, per rispondere alla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura, si articola su un fronte molto più ampio che impegnerà i tecnici nelle prossime settimane. I legali hanno distribuito il materiale probatorio – un mare magnum di atti documentali e informatici – a un team di esperti incaricati di cinque diverse consulenze tecniche. Si va da una perizia medico-legale volta a rivalutare le cause e l’orario del decesso, a un’analisi antropometrica che dovrà verificare se le impronte di scarpa rinvenute sulla scena possano effettivamente corrispondere alla struttura fisica di Sempio. Particolare attenzione viene riservata al cosiddetto “supplemento di perizia dattiloscopica” relativo all’orma 33 – l’impronta palmare trovata sulle scale della villetta – e al suo rapporto con l’orma 45, una piccola traccia che per i pm sarebbe una goccia di sangue caduta dall’arma del delitto. La difesa punta anche a ripulire i dialoghi intercettati, spesso definiti di qualità scadente o incomprensibili, e a replicare l’analisi delle tracce ematiche (la Bpa) per fornire una lettura alternativa della dinamica dell’omicidio.

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