Garlasco, un solo killer sulla scena del crimine ma la Procura indaga Sempio per concorso
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Redazione Interno
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A distanza di anni dal ferale 13 agosto 2007, il caso dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco dimostra una vitalità giudiziaria inaspettata, con la Procura di Pavia che, nonostante le recenti acquisizioni tecniche, persegue la sua linea accusatoria. La nuova indagine, che vede nel mirino Andrea Sempio – amico del fratello della vittima – per il reato di concorso in omicidio, sembra infatti scontrarsi con i risultati di un’analisi più moderna e sofisticata. I Ris di Cagliari, applicando tecnologie di mappatura tridimensionale alla villetta di via Pascoli 8, dove la giovane trovò la morte prima di essere abbandonata nel vano scale per la cantina, hanno elaborato una Bloodstain Pattern Analysis di ben trecento pagine, un documento di una precisione inedita se paragonato alle scarne diciannove pagine della prima perizia.
Proprio da questo esame, ancora coperto dal segreto istruttorio, emergerebbe un dato potenzialmente dirompente: sulla scena del delitto avrebbe agito un unico assassino. Una conclusione che, se confermata, entrerebbe in piena collisione con l’ipotesi processuale che vorrebbe invece Sempio coinvolto insieme ad Alberto Stasi, e che di fatto riaprirebbe completamente la partita investigativa costringendo a un riesame dell’intera dinamica. La disparità di dettaglio tra le due consulenze, quella originaria e l’attuale, è tale da offrire una lettura completamente nuova delle tracce ematiche e della loro disposizione, elementi fondamentali per comprendere la sequenza degli eventi.
Nonostante il potenziale scardinamento della ricostruzione accusatoria, gli atti dell’inchiesta procedono tenendo Sempio nel registro degli indagati per concorso, una scelta che alimenta il dibattito e le divisioni tra le parti in causa. Gli avvocati, come prevedibile, hanno reagito in modo diametralmente opposto all’esito delle nuove analisi: da una parte si parla di possibili depistaggi, dall’altra si esulta per ciò che viene interpretato come un primo passo verso la verità. Le reazioni, per quanto accalorate, rimangono però confinate nell’ambito della dialettica processuale, in attesa che il giudice possa valutare la solidità scientifica del nuovo rapporto.




