La manovra introduce una stangata da un miliardo sui dividendi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La legge di Bilancio per il 2026, il cui testo è stato ormai bollinato, nasconde tra i suoi commi una modifica radicale al fisco che colpisce in maniera diretta le imprese, stravolgendo un principio che per decenni aveva governato la tassazione degli utili distribuiti. Quella che si profila, infatti, è una vera e propria stangata, dal gettito previsto di circa un miliardo di euro annuo, che prende di mira i dividendi percepiti da società, imprenditori ed enti per le partecipazioni di portata minoritaria. Un intervento che, abbandonando la logica di evitare la doppia imposizione sullo stesso utile, segna una svolta di cui si cominciano a valutare le pesanti conseguenze.

Addio al regime di favore per le quote sotto il 10%

Il cuore della riforma, che entrerà in vigore a partire dal prossimo anno, risiede nella sostanziale abolizione del regime di esenzione quasi totale per una vasta categoria di proventi da partecipazione. Fino ad oggi, come stabilito dall’articolo 89 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, il 95% degli utili distribuiti da società residenti non concorreva a formare il reddito della soggetto percettore, con un’imposta effettiva che si aggirava quindi sull’1,2% dell’importo della cedola. Una norma, questa, concepita proprio per non tassare due volte lo stesso profitto, prima in capo alla società che lo ha generato e poi in capo a quella che lo riceve.

Il nuovo prelievo per holding e fondi d'investimento

Con la nuova disciplina, che introduce un criterio basato sulla soglia percentuale di possesso, viene operata una distinzione netta. Per le partecipazioni qualificate, generalmente quelle superiori al 10%, il regime agevolato rimarrà presumibilmente in vigore. La frattura si crea per tutte le holding, i fondi e gli investitori istituzionali che detengono quote al di sotto di quella soglia: per loro, l’esenzione del 95% viene meno e l’intero dividendo sarà assoggettato all’aliquota ordinaria dell’imposta sulle società, fissata al 24%. Si passa, in altre parole, da un prelievo simbolico a una trattenuta che inciderà per quasi un quarto del valore della distribuzione.

Le reazioni e gli scenari per il mondo finanziario

La notizia, trapelata dall’analisi del testo definitivo, ha già generato un ondata di stupore e preoccupazione negli ambienti finanziari e fra le società quotate, le cui strategie di investimento e di asset allocation dovranno essere rapidamente riviste. L’impatto, come calcolato dalla Ragioneria Generale dello Stato, sarà di quasi 983 milioni di euro nel 2026, per superare stabilmente la soglia del miliardo a partire dall’anno successivo. Una cifra che dimostra l’ampiezza del fenomeno e il numero elevatissimo di soggetti che, loro malgrado, si troveranno a fare i conti con questa nuova e più gravosa imposizione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.