Altman frena sull'Ipo di OpenAI: «Non prima del 2027, la sicurezza viene prima»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Sam Altman chiude la porta a un ingresso in Borsa di OpenAI nel 2026. L'amministratore delegato della società che ha creato ChatGPT ha spiegato, in un'intervista rilasciata al magazine Fortune, che il contesto attuale non consente una quotazione serena: «Considerando tutto ciò che sta accadendo in materia di sicurezza, il momento non sarebbe opportuno per quotarsi in Borsa e non sentiamo alcuna pressione in tal senso». Alla domanda diretta se l'Ipo potesse avvenire entro l'anno, la risposta è stata netta: «Direi di no, non avverrà nel 2026.

Abbiamo ancora molto da fare».

Un rinvio che pesa sul comparto tecnologico

Le parole di Altman hanno contribuito a scuotere i mercati europei, già provati dal caro energia. A Piazza Affari l'indice principale ha accusato il colpo più pesante tra le principali Borse del continente, con un calo che ha sfiorato l'1,3 per cento. Il settore tecnologico ha perso terreno in modo diffuso, zavorrato dalle incertezze sulle prospettive di sviluppo dell'intelligenza artificiale e dai dubbi sulla sostenibilità degli ingenti piani di investimento annunciati nei mesi scorsi.

In coda al listino milanese si sono ritrovati titoli storicamente legati all'elettrificazione e ai semiconduttori, come Prysmian e Stm, mentre Parigi e Francoforte hanno ceduto circa lo 0,8 per cento.

L'effetto domino sul settore energetico

A complicare il quadro generale sono intervenute le tensioni in Medio Oriente. Gli attacchi con droni che hanno colpito l'oleodotto Est-Ovest saudita, costringendo Riad a una chiusura precauzionale dell'infrastruttura, hanno spinto al rialzo le quotazioni delle materie prime energetiche. Il petrolio Brent ha superato la soglia dei 107 dollari al barile, con un avanzamento di oltre il 2,5 per cento, mentre il gas scambiato sulla piazza di Amsterdam ha toccato gli 83 euro al megawattora, segnando i massimi dalla fine del 2022.

Il balzo dei prezzi energetici ha penalizzato le utility europee, ma ha sostenuto in controtendenza il comparto oil, con acquisti concentrati su Eni a Milano.

La partita della sicurezza e il confronto con Anthropic

Dietro la decisione di Altman c'è una partita più complessa che riguarda il governo stesso dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. Il numero uno di OpenAI ha spiegato che la società ha discusso la possibilità di sospendere lo sviluppo dei modelli più avanzati per consentire ulteriori progressi sul fronte della sicurezza e dell'allineamento, e ha indicato che potrebbe essere vicino un impegno formale da parte delle principali aziende del settore per affrontare insieme i rischi crescenti.

La presa di posizione arriva a poche ore di distanza dall'appello pubblico lanciato da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che ha invitato l'industria a rallentare il passo e ha annunciato l'apertura dei sistemi interni della sua azienda a valutatori esterni con lo stesso livello di accesso riservato ai dipendenti.

Anthropic accelera sulla strada opposta

Mentre OpenAI sceglie la prudenza e resta privata, il principale concorrente muove in direzione contraria. Anthropic ha scelto il Nasdaq come listino per la sua offerta pubblica iniziale e avrebbe già avviato le procedure per una quotazione attesa in autunno. La società, valutata quasi 1.000 miliardi di dollari nell'ultimo round di finanziamento privato, ha depositato in via confidenziale il documento propedeutico all'Ipo e avrebbe registrato ricavi annualizzati in forte crescita, con margini lordi superiori all'80 per cento.

La scelta del colosso guidato da Amodei di procedere verso la Borsa, proprio mentre il rivale annuncia di voler aspettare, delinea due strategie opposte per i due laboratori che si contendono la leadership nel settore dell'intelligenza artificiale generativa.

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