La Federginnastica travolta dallo scandalo sessista: inchiesta della procura Coni sulle intercettazioni di Tecchi e Facci

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le parole pesano, soprattutto quando rivelano un retroscena scomodo che sembra appartenere a un’epoca lontana. Eppure, l’intercettazione risalente al novembre 2022 – pubblicata dal Corriere della Sera e dalla Gazzetta dello Sport – tra l’ex presidente della Federginnastica Gherardo Tecchi e l’attuale numero uno Andrea Facci, allora team manager delle nazionali, riporta alla luce un dialogo a tinte sessiste che ha riacceso polemiche mai sopite. Al centro delle frasi offensive, l’ex ginnasta Ginevra Parrini, che in televisione aveva difeso le colleghe Anna Basta e Nina Corradini, vittime delle presunte violenze psicologiche e fisiche della coach Emanuela Maccarani.

La procura generale del Coni, guidata dal prefetto Ugo Taucer, ha deciso di aprire un’inchiesta federale per valutare le responsabilità di Facci, eletto lo scorso 1° marzo con il 98,7% dei voti – unico candidato – nonostante lo scandalo. Le oltre 300 pagine di intercettazioni, originariamente raccolte dalla procura di Monza nell’ambito delle indagini sui maltrattamenti nella struttura di Desio, hanno fornito il materiale esplosivo che ora costringe la federazione a fare i conti con un’immagine pubblica sempre più compromessa.

Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha preferito mantenere le distanze dalla vicenda, dichiarando che sarebbe «un errore clamoroso» intervenire direttamente. Una posizione che, se da un lato evita ingerenze istituzionali, dall’altro lascia spazio a interrogativi sull’efficacia dell’autoregolamentazione sportiva in casi delicati come questo. Intanto, Facci – che nelle intercettazioni appare coinvolto in battute sprezzanti verso Parrini – non ha mostrato intention di dimettersi, alimentando ulteriori polemiche in un ambiente già sotto torchio.

Quello che colpisce, oltre alla gravità delle espressioni usate, è il contesto in cui emergono: una federazione in cui il 70% delle tesserate è donna e l’88% minorenne, un dato che rende ancora più inaccettabile qualsiasi deriva sessista o discriminatoria. La ginnastica ritmica, spesso celebrata per l’eleganza e la disciplina delle atlete, si ritrova così a fare i conti con un lato oscuro fatto di pregiudizi e vecchi schemi, mentre il caso Maccarani – con la richiesta di imputazione coatta della gip di Monza – dimostra quanto il percorso verso un cambiamento reale sia ancora accidentato.

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