Femminicidio di Lorena Isceri, lo psichiatra a Vella: "Si calmi o chiamo i carabinieri"
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Redazione Interno
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Lorena Isceri aveva provato a percorrere ogni strada possibile prima di arrivare alla denuncia. Lo ha raccontato la madre, Antonia Argentiero, nel corso della trasmissione "Dentro la notizia", ricostruendo i passaggi che hanno preceduto il femminicidio del 3 settembre. Tra questi, l'incontro tra l'ex compagno Federico Vella e uno specialista, al quale la donna si era rivolta non per ricucire il rapporto, ma per capire come uscirne in sicurezza. "È andata non per rappacificarsi, ma per sapere come fare per lasciarlo, come fare per arrivare alla denuncia o meno", ha spiegato la madre.
L'episodio nello studio dello specialista
Nel corso di quell'incontro, secondo il racconto della madre, Vella avrebbe assunto un atteggiamento aggressivo, arrivando a non lasciare parlare il professionista e a puntargli il dito contro. La reazione dello specialista sarebbe stata netta: "Si calmi o chiamo i carabinieri". L'uomo avrebbe poi accusato il medico di farsi pagare da Lorena per favorire la separazione, prima di essere allontanato dallo studio. Sempre secondo la testimonianza, Vella era in cura da uno psichiatra da circa quindici anni, un percorso che non aveva impedito l'evolversi della situazione.
La progressione della violenza
La relazione era iniziata nell'ottobre del 2024, quando i due si erano conosciuti in una palestra fiorentina. Dopo mesi di convivenza serena nel quartiere del Galluzzo, il primo momento di rottura era arrivato in primavera, quando Lorena aveva scoperto sul telefono del compagno alcuni messaggi indirizzati a un amico, nei quali l'uomo confidava di essersi innamorato di un'altra donna. La decisione di chiudere il rapporto aveva provocato una reazione violenta: Vella avrebbe scagliato a terra i regali ricevuti, e la donna si era ferita ai piedi con i vetri rotti.
La fuga in Puglia e il ritorno a Firenze
Tra il 15 e il 28 agosto Lorena aveva trovato rifugio dai genitori in Puglia, a Squinzano, continuando a ricevere messaggi e telefonate insistenti. Alla vigilia della partenza, durante l'ultima cena trascorsa insieme, la madre avrebbe tentato ancora una volta di convincerla a restare. Il rientro in Toscana era però dettato da esigenze lavorative.
Il primo settembre l'uomo le aveva scritto dicendosi dispiaciuto e sostenendo di voler intraprendere un percorso con un analista, indicandole anche un nome: secondo quanto riferito dalla madre, quel professionista non risultava iscritto all'Ordine dei medici.
L'agguato e gli accertamenti
Il 3 settembre Vella avrebbe atteso la donna nel garage dell'abitazione fiorentina, l'avrebbe aggredita e rinchiusa nel bagagliaio dell'auto. Durante il tragitto Lorena era riuscita a lanciare un sos, consentendo agli investigatori di geolocalizzare il veicolo. Dal racconto emerso, l'uomo si era fermato su un viadotto dell'A1 a Barberino del Mugello e, accorgendosi che la donna aveva raggiunto il telefono, l'avrebbe colpita prima di gettarla nel vuoto da un'altezza di circa 25 metri. I primi risultati dell'autopsia indicano che la donna era ancora viva al momento della caduta.
Vella si è tolto la vita gettandosi a sua volta dopo una trattativa durata circa quaranta minuti con gli agenti.
Le iniziative a Squinzano
A Squinzano, il Comune sta lavorando all'intitolazione di una strada o di uno spazio pubblico a Lorena Isceri. L'iniziativa dovrà ottenere l'autorizzazione della Prefettura di Lecce e si inserisce in un percorso di memoria e sensibilizzazione contro la violenza sulle donne avviato dall'amministrazione. Per tutto il mese di settembre Palazzo dell'Orologio e Villa Cleopazzo resteranno illuminati di rosso, mentre è prevista una fiaccolata che partirà da via De Pietro, davanti alla casa della famiglia, per dirigersi verso la panchina rossa di piazza Vittoria.
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