Lo psichiatra di Federico Vella: "Era tranquillo". La madre di Lorena Isceri: "Aveva paura di lui"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Federico Vella era in cura da uno psichiatra da 15 anni, e il giorno prima di sequestrare e uccidere la sua ex fidanzata Lorena Isceri aveva avuto un incontro con lui. Il medico, che ha chiesto l'anonimato, ha rotto il silenzio in un'intervista telefonica al Tg1 e ai microfoni del Gr Toscana, dichiarandosi "assolutamente sconvolto" per quanto accaduto e spiegando di non aver colto alcun segnale di pericolosità. "Quando l'ho visto era relativamente tranquillo, relativamente... non c'era nessun tipo di segnale.

Non me lo sarei mai aspettato per come lo conoscevo e per quello che mi ha raccontato della relazione", ha raccontato il professionista, che seguiva il 36enne da un quindicennio, sebbene nell'ultimo periodo le sedute si fossero fatte più sporadiche. Alla domanda se reputasse Vella un soggetto violento, ha risposto con un secco "No, no, no".

Il delitto del 3 settembre e gli esiti dell'autopsia

La tragedia si è consumata nel pomeriggio del 3 settembre scorso, quando Federico Vella ha gettato Lorena Isceri giù dal viadotto Lora, lungo l'Autostrada del Sole nel territorio di Barberino del Mugello, per poi togliersi la vita gettandosi dallo stesso punto. Un dettaglio agghiacciante, emerso dai primi esami autoptici eseguiti dalla dottoressa Beatrice Defraia su incarico della Procura di Firenze, è che la manager 45enne era ancora viva al momento del lancio nel vuoto.

La relazione medico-legale definitiva sarà depositata entro 90 giorni, e la salma è già stata restituita alla famiglia, residente a Squinzano, in provincia di Lecce, dove mercoledì 9 settembre si terranno i funerali. Il sindaco della città pugliese, Mario Pede, ha preannunciato lutto cittadino per la cerimonia.

La ricostruzione della madre: una relazione in escalation

La ricostruzione degli ultimi mesi di relazione tra la vittima e il suo assassino è affidata alle parole di Antonia Argentiero, madre di Lorena, raccolte nel verbale acquisito dal pm Antonio Natale, che coordina le indagini della squadra mobile di Firenze. La donna ha raccontato che Lorena, dirigente d'azienda, e Federico Vella si erano conosciuti in una palestra di Firenze nell'ottobre del 2024, iniziando una relazione nonostante l'iniziale titubanza di lei per la differenza di età, nove anni.

La convivenza era iniziata nella casa di lui al Galluzzo, un quartiere fiorentino, e per diversi mesi le cose erano andate apparentemente bene. Il primo segnale di rottura risale ad aprile, quando Lorena scoprì sul cellulare del compagno dei messaggi in cui confidava a un amico di essersi innamorato di un'altra donna. La decisione di lei di chiudere la storia innescò la prima reazione violenta: Vella scagliò a terra i regali che lei gli aveva fatto e, tra i cocci di vetro, lei si ferì ai piedi.

Minacce, fuga e messaggi alla madre

Nonostante l'episodio, la relazione non si interruppe definitivamente, complice il comportamento premuroso che lui tornava ad assumere. Ad agosto i due partirono per una vacanza in Grecia, ma nel frattempo Lorena aveva iniziato a temere le reazioni aggressive del compagno, come confidò alla madre. Fu in quel periodo che Federico lesse un messaggio che lei aveva inviato alla sua ginecologa per raccontarle le difficoltà della storia, e si infuriò accusandola di averlo tradito e di aver esposto questioni private.

Un tentativo di terapia di coppia con uno psicanalista fallì quando lo specialista lo mise alla porta durante una seduta. L'escalation raggiunse un punto di non ritorno tra il 7 e il 15 agosto, quando, in un altro litigio, Vella minacciò Lorena con un coltello. Lei riuscì a fuggire da casa, mentre lui si gettava a terra per tentare di fermarla.

Dopo quell'episodio, Lorena non volle più vederlo e si rifugiò dai genitori a Squinzano, dove rimase dal 15 al 28 agosto, mentre lui continuava a tempestarla di messaggi e chiamate. Il 1° settembre, Federico le scrisse dicendosi dispiaciuto e manifestando l'intenzione di iniziare un percorso con un analista, indicandole anche il nome di un professionista che, secondo quanto riferito dalla madre, non risultava iscritto all'Ordine dei medici.

Il 3 settembre, giorno del delitto, mentre Vella attuava il suo piano, la signora Antonia Argentiero ricevette due messaggi dall'uomo che la informavano della morte della figlia, con le parole: "Sei perfida" e "Tua figlia è morta".

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