Lorena Isceri, a Squinzano la fiaccolata con la famiglia: “Una tragedia che riguarda tutti”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una fiaccolata nel ricordo di Lorena Isceri ha attraversato le vie di Squinzano, in provincia di Lecce. In testa al corteo, partito da via De Pietro dove abitano i genitori, c’erano la madre Antonietta Argentiero, il padre Franco e il fratello Danilo. In centinaia hanno sfilato al fianco della famiglia, tra parenti, amici di sempre e semplici cittadini.

Il gonfalone del Comune apriva la processione, promossa dall’amministrazione municipale d’intesa con i familiari e gli amici della manager salentina di 45 anni, uccisa giovedì 3 settembre dal suo ex compagno Federico Vella, 36 anni, che l’ha spinta nel vuoto dal viadotto Lora lungo l’A1, nel territorio di Barberino del Mugello, per poi togliersi la vita.

Il racconto della madre e la progressione della violenza

Davanti agli investigatori, la madre della vittima ha ricostruito la relazione iniziata nell’ottobre del 2024 a Firenze, in palestra. Per mesi le cose erano andate bene, fino alla convivenza nella casa di lui al Galluzzo. Il primo momento di rottura era arrivato in primavera, quando Lorena aveva scoperto sul telefono del compagno alcuni messaggi in cui confidava a un amico di essersi innamorato di un’altra donna.

La reazione di Federico, secondo il racconto confluito nel verbale acquisito agli atti dell’inchiesta coordinata dal pm Antonio Natale, era stata violenta: prese i regali che lei gli aveva fatto e li scagliò a terra. Lorena si ferì ai piedi con i vetri.

La relazione non si era interrotta del tutto. Ad agosto i due erano partiti insieme per una vacanza in Grecia, ma la situazione era cambiata: Lorena aveva iniziato ad avere paura delle reazioni aggressive del compagno. Durante il viaggio aveva scritto alla propria ginecologa per confidarle che il rapporto non andava bene. Federico lesse il messaggio e si infuriò, accusandola di aver tradito la sua intimità. Al rientro si era rifiutato di restituirle alcuni oggetti personali. Poi, durante una discussione, l’aveva minacciata con un coltello.

Lorena era riuscita a scappare e a lasciare Firenze, rifugiandosi dai genitori in Puglia. Dal 15 al 28 agosto era rimasta nella casa di famiglia.

L’ultima lite in palestra e i messaggi alla madre

La mente di Lorenzo, un compagno di allenamenti alla palestra Zerouno di via del Caboto, torna a una giornata di primavera, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, nella sala attrezzi. Ricorda di aver sentito le voci alzarsi: il tono alterato era di Federico Vella, che inveisceva contro la compagna. “Vella alzò molto i toni, si poneva in modo aggressivo. Federico era alto, con un fisico imponente. Lorena minuta. Le si avvicinava quasi alla ricerca di un corpo a corpo”, ha raccontato il testimone.

Vella se la prendeva con la famiglia di lei, con la madre in particolare, parlando di un’ingerenza non più tollerabile. Lorena non alzava mai la voce, cercava di contenerlo. La discussione durò circa quindici minuti, poi uscirono separati. Da quel giorno Lorenzo non ha più rivisto Lorena in palestra.

Gli screenshot della conversazione WhatsApp tra Vella e Antonietta Argentiero sono agli atti del fascicolo della procura di Firenze. Il 3 settembre, alle 14.53, l’uomo scrive alla madre della ex: “Se non mi avessi trattato male non sarebbe successo”, seguito da una faccina in lacrime. Poi: “Ti odio”, “Sei perfida”. Alle 14.57 Antonietta risponde: “Federico, io non intendo più interloquire con te. Lorena non è una bambina, è in grado di gestire la sua vita senza la mia interferenza. Ti prego di non chiamarmi più. Hai superato davvero il limite”.

Un minuto dopo arriva l’ultimo messaggio: “È morta”.

Le indagini e gli accertamenti della procura

L’autopsia sul corpo di Lorena Isceri, eseguita all’ospedale Careggi di Firenze, ha stabilito che la donna era ancora viva quando è stata gettata dal viadotto, da un’altezza di circa 25 metri. La procura di Firenze, che procede per omicidio volontario contro ignoti, ha disposto anche esami tossicologici sul corpo di Federico Vella, per verificare le sue condizioni psicofisiche al momento dei fatti e l’eventuale assunzione di sostanze. Le consulenti tecniche hanno chiesto 90 giorni per il deposito delle conclusioni peritali.

Gli investigatori stanno analizzando le telecamere e i quattro smartphone sequestrati, due ritrovati vicino ai corpi e altri due all’interno dell’auto della donna, per accertare se Vella abbia agito da solo e se vi sia stata premeditazione. Nei giorni precedenti al delitto, secondo quanto emerso, l’uomo sarebbe stato visto più volte nei pressi dell’abitazione della ex compagna.

A Squinzano, intanto, il dolore non si è placato. La fiaccolata si è conclusa in piazza della Vittoria, davanti alla panchina rossa che da anni ricorda le vittime di femminicidio: dopo il nome di Paola Marzo, quella stessa panchina riporterà ora anche il nome e il volto di Lorena Isceri. Nei giorni precedenti, il Comune aveva proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali e le facciate di alcuni monumenti sono state illuminate di rosso fino a fine settembre.

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