L'ultimo saluto a Lorena Isceri a Squinzano, la madre stringe l'orsacchiotto della figlia
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Redazione Interno
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Si sono aperti questa mattina, nella chiesa Maria Regina di Squinzano, in provincia di Lecce, i riti funebri di Lorena Isceri, la 45enne uccisa dall'ex compagno Federico Vella lo scorso 3 settembre. Il feretro, giunto da Firenze poco dopo le 10, è stato accolto dai genitori in un clima di silenzioso dolore.
La madre Antonietta, stringendo tra le braccia l'orsacchiotto bianco che la figlia custodiva fin dall'infanzia, ha raggiunto la bara, mentre il padre Franco si è chinato a baciare il legno, segnando il commiato della famiglia prima della celebrazione delle esequie, previste per le 17 di oggi.
L'arrivo della salma e il lutto della comunità
La bara bianca è stata deposta nella parrocchia dove Lorena era stata battezzata, un luogo che per la famiglia rappresenta un simbolo profondo di appartenenza alle radici salentine, nonostante la donna vivesse ormai da tempo a Firenze. Per l'occasione, il sindaco Mario Perde ha proclamato il lutto cittadino, e il paese si è adornato con drappi e fiocchi rossi esposti ai balconi come segno di protesta contro la violenza sulle donne.
Sul piazzale antistante la chiesa, è stato allestito un maxischermo per permettere a tutti i cittadini di seguire la funzione, mentre un continuo viavai di conoscenti ha reso omaggio alla vittima nella camera ardente, allestita in uno spazio riservato per garantire un momento di preghiera privato alla famiglia.
La dinamica del femminicidio e l'ultima telefonata
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il delitto sarebbe stato premeditato. Nei giorni precedenti, l'uomo avrebbe effettuato un sopralluogo sotto l'abitazione della donna e acquistato materiale come fascette e nastro adesivo, poi ritrovati nella sua auto. Quel giovedì, Lorena è stata aggredita nel parcheggio condominiale, immobilizzata e rinchiusa nel bagagliaio della vettura con cui Vella ha raggiunto il cavalcavia dell'autostrada A1 a Barberino del Mugello.
Proprio dall'esito dell'autopsia, disposta dal pm Antonio Natale, è emerso un dettaglio che ha ulteriormente sconvolto i familiari: la donna era ancora viva quando è stata scaraventata nel vuoto. Come dichiarato dall'avvocato Cosimo Miccoli, legale della famiglia, durante l'ultima telefonata di soccorso, durata diciannove minuti, si sarebbero uditi i lamenti di Lorena e il rumore dell'apertura del bagagliaio, suggerendo che forse avesse subito percosse e che non fosse priva di sensi al momento dell'impatto.
Il profilo di Federico Vella e i messaggi prima del gesto
Federico Vella, che dopo aver compiuto il gesto si è tolto la vita gettandosi dallo stesso viadotto, era in cura da uno psichiatra da quindici anni e lo aveva incontrato per l'ultima volta la settimana precedente al femminicidio. Il medico, ascoltato dagli inquirenti, lo ha descritto come una persona "relativamente tranquilla" e ha dichiarato di non averlo mai considerato "potenzialmente pericoloso o violento". Tuttavia, dagli accertamenti e dalle testimonianze emerge un quadro diverso, fatto di ossessione e rifiuto dell'interruzione della relazione, avvenuta ad aprile.
Secondo quanto riferito dalla madre di Lorena, la ragazza aveva scoperto messaggi che attestavano l'interesse di Vella per un'altra donna. A chi gli suggeriva di farsi aiutare da uno specialista, Vella avrebbe risposto, come riportato dal racconto di un amico, che "Dallo psicologo ci vanno i matti", rivendicando di stare bene e di voler solo convincere l'ex a tornare con lui. La tensione era già esplosa ad agosto, quando durante una lite Vella aveva minacciato la donna con un coltello.
La Procura di Firenze ha disposto l'esame tossicologico sul corpo del 36enne, i cui esiti saranno disponibili tra circa novanta giorni, per verificare l'eventuale assunzione di psicofarmaci o sostanze stupefacenti.
Il commiato e le iniziative contro la violenza
Oltre ai funerali, la comunità di Squinzano si stringerà attorno alla famiglia anche venerdì 11 settembre, quando è stata organizzata una fiaccolata che partirà alle 20 da via De Petro per raggiungere la panchina rossa di piazza Vittoria, simbolo della lotta al femminicidio. Le strade del paese hanno già assunto i colori della mobilitazione, e numerose attività commerciali hanno deciso di sospendere il lavoro durante le esequie in segno di rispetto.
La facciata del Palazzo dell'Orologio sarà illuminata di rosso per tutto il mese, trasformando il lutto cittadino in un messaggio collettivo contro la violenza di genere. L'arrivo della salma e l'accoglienza dei genitori, con quel piccolo orsacchiotto stretto al petto, hanno rappresentato il preludio di una giornata interamente dedicata al ricordo di Lorena, mentre proseguono le indagini per fare chiarezza su ogni aspetto di una vicenda che ha scosso profondamente l'opinione pubblica.
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