Lorena Isceri, il testimone della palestra Zerouno: «Vella aggressivo, lei cercava di contenerlo»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Firenze – «Litigavano nella sala attrezzi. La data precisa non la ricordo. Ma io, come gli altri ragazzi presenti in sala sentivamo bene la discussione». A parlare è Lorenzo, un frequentatore della palestra Zerouno di via del Caboto, a Firenze, che in un'intervista a La Nazione ha riavvolto il nastro fino a una mattina della scorsa primavera, tra la fine di aprile e l'inizio di maggio.
Quel giorno, mentre si allenava tra il rumore di fondo dei pesi e i fiati corti, due voci si sono alzate all'improvviso: quelle di Federico Vella e Lorena Isceri, la quarantacinquenne uccisa il 3 settembre lungo l'autostrada A1.
Quindici minuti nella sala attrezzi
La discussione durò all'incirca un quarto d'ora. «Vella alzò molto i toni, si poneva in modo aggressivo», racconta il testimone. «Federico era alto, con un fisico imponente. Lorena minuta. Le si avvicinava quasi alla ricerca di un corpo a corpo». Al centro dello sfogo dell'uomo c'erano i familiari della donna e quelle che definiva ingerenze non più tollerabili da parte della madre di lei. Lorena, dal canto suo, non alzò mai la voce: «Tentava in ogni modo di contenerlo, senza urlare.
Sembrava avesse il controllo della situazione, sembrava sapesse come gestirlo».
Nessun insulto, nessuna minaccia di morte, nessuna aggressione fisica. La scena, per chi assistette, apparve come una lite di coppia dai toni accesi, una di quelle che capitano e che passano. Lorenzo non intervenne, e a distanza di mesi spiega perché: «Se in palestra Federico fosse stato aggressivo fisicamente, saremmo intervenuti e forse avremmo capito la gravità della situazione. Purtroppo, in una discussione dai toni alterati ma priva di minacce di morte, di insulti, la tragica evoluzione era davvero imprevedibile».
Dopo quella discussione, i due uscirono separati dalla palestra. «Da quel giorno Lorena non l'ho più rivista in via del Caboto», ricorda il testimone. Vella, invece, continuò a frequentare la struttura: «Si allenava sempre solo, era molto concentrato su se stesso. Non l'ho mai visto fare gruppo, non dava l'impressione di essere una persona espansiva. Io ci ho scambiato sempre poche parole, tutte inerenti all'uso dei macchinari».
La relazione e la separazione
La storia tra Lorena Isceri e Federico Vella era iniziata nell'ottobre del 2024, proprio tra le mura di quella palestra fiorentina. Lei, dirigente d'azienda originaria di Squinzano, in provincia di Lecce; lui, trentaseienne con un passato da seguire presso uno psichiatra da circa quindici anni. Dopo un periodo di convivenza nella casa di lui al Galluzzo, il rapporto si era incrinato in primavera, quando Lorena aveva scoperto sul telefono del compagno alcuni messaggi in cui l'uomo confidava a un amico di essersi innamorato di un'altra donna.
La decisione di porre fine alla relazione aveva provocato una reazione immediata: secondo il racconto della madre della vittima agli investigatori, Vella prese i regali che Lorena gli aveva fatto e li scagliò a terra, ferendola ai piedi con i vetri. La separazione, tuttavia, non fu definitiva. Ad agosto i due partirono insieme per una vacanza in Grecia, durante la quale la situazione precipitò ulteriormente. Durante il viaggio, Federico lesse un messaggio che Lorena aveva inviato alla propria ginecologa, nel quale confidava che la relazione non andava bene.
La reazione dell'uomo fu furiosa: l'accusò di averlo tradito per aver raccontato a terzi questioni private e intime.
Al rientro dalla vacanza, Vella si rifiutò di restituirle alcuni oggetti personali. Poi, durante un incontro a casa sua, la minacciò con un coltello. Lorena riuscì a fuggire con il suo Suv e a rifugiarsi dai genitori in Puglia, dove rimase dal 15 al 28 agosto. Aveva paura, ha riferito la madre agli inquirenti, mentre Federico continuava a cercarla con messaggi e telefonate.
I messaggi e l'ultimo giorno
Negli ultimi giorni di agosto, le comunicazioni di Vella si fecero sempre più frequenti. L'uomo si rivolgeva anche ad Antonietta Argentiero, madre di Lorena, alternando dichiarazioni d'amore, accuse e richieste di aiuto per riconquistare l'ex compagna. La donna cercava di mantenere un tono calmo, spiegandogli che la priorità era il benessere della figlia e chiedendogli di accettare la sua decisione.
Il 3 settembre, alle 14.53, Federico Vella scrisse alla madre di Lorena parole che segnarono la rottura definitiva: «Se non mi avessi trattato male non sarebbe successo. Ti odio. Sei perfida». Pochi minuti prima, l'uomo aveva ucciso Lorena gettandola dal viadotto dell'autostrada A1, all'altezza di Barberino del Mugello. Alle 14.58, dopo che Antonietta gli aveva chiesto di non contattarla più, arrivò un ultimo messaggio: «È morta».
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
