Chiara Balistreri nel panico: “Il mio ex torna ai domiciliari, se mi accade qualcosa me l’avranno sulla coscienza”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ennesima telefonata nel cuore della notte ha risvegliato il terrore di Chiara Balistreri, la giovane bolognese – resa nota prima dalla denuncia social contro l’ex compagno e poi dalla partecipazione a un reality – che da anni vive con l’ombra della violenza subita. A svegliarla, racconta lei stessa in un video pubblicato sui suoi canali, è stata la polizia di Bologna per informarla che Gabriel, l’ex fidanzato, “fra due giorni tornerà a casa”. Non in libertà piena, precisiamo, ma agli arresti domiciliari, con il braccialetto elettronico come unico argine. Un dispositivo che la Balistreri, in lacrime e con la voce rotta, dichiara di non accettare: “Io non voglio nessun dispositivo, perché se a me dovesse mai succedere qualcosa mi devono avere sulla coscienza tutti quelli che hanno preso la decisione di rimandarlo a casa per l’ennesima volta”.

Una condanna a oltre sei anni e lo sconto di pena che riapre le ferite

L’uomo, Gabriel Costantin, era stato condannato a più di sei anni di reclusione per maltrattamenti e lesioni ai danni della ex partner. Una pena pesante, che sembrava avere finalmente chiuso un capitolo buio fatto di violenze fisiche e psicologiche, quelle stesse violenze che Chiara aveva avuto il coraggio di denunciare in pubblico quando ancora pochi conoscevano il suo volto. Ma l’ordinamento giudiziario, con i suoi meccanismi di riduzione della pena, ha concesso a Costantin uno “sconto” tale da trasformare la detenzione in misura alternativa. E così, tra due giorni – lo ripete più volte, quasi incredula – lui varcherà la soglia di casa, pur controllato a distanza. La paura, nel racconto della ragazza, non è più un’ansia vaga: è un orrore concreto, cesellato da parole che suonano come un grido di allarme rivolto a chi quella decisione l’ha presa.

“Se succede qualcosa, chi pagherà?”: la domanda che apre uno squarcio sul sistema

“Domiciliari al mio ex. Se succede qualcosa chi pagherà?” si chiede Chiara Balistreri, e la domanda non è retorica. È il nervo scoperto di un sistema che, nel bilanciare la necessità di garantire alternative al carcere e quella di proteggere le vittime, finisce spesso per scaricare sulla donna l’intero peso dell’angoscia. Il braccialetto elettronico, nella sua percezione, non è una garanzia: è un surrogato che non placa il terrore. Perché la tecnologia, in casi di violenza di genere, non ferma un’aggressione sul nascere, non cancella la possibilità che un uomo – già giudicato colpevole di maltrattamenti – trovi comunque il modo di riavvicinarsi. E Chiara lo sa per esperienza diretta, non per sentito dire. Per questo rifiuta il dispositivo, lo definisce inutile, quasi un alibi burocratico che le autorità si mettono addosso per sentirsi a posto con la coscienza.

Le lacrime sui social e il peso di una battaglia diventata pubblica

La scelta di affidare lo sfogo ai social non è nuova per la 23enne, che già in passato aveva usato TikTok come megafono della sua denuncia. Quel video, quello di stanotte, ha però una carica diversa: non c’è più la rabbia fredda di chi documenta prove, ma il panico viscerale di chi si sente abbandonata. “Sono appena stata svegliata con una chiamata della polizia di Bologna”, dice, e in quella precisazione temporale c’è l’immediatezza dell’incubo. Non c’è tempo per prepararsi, per organizzare una fuga o per chiedere misure straordinarie. Lui torna a casa, con un braccialetto al polso che per lei è solo un simbolo. E mentre parla, in lacrime, riaffiora il ricordo della sua partecipazione all’Isola dei Famosi – un dettaglio che ne ha fatto un volto noto al grande pubblico – ma anche la consapevolezza amara che la notorietà non basta a fermare un uomo quando la porta di casa si riapre.

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