Il diavolo veste Prada 2, Milano si tinge di rosso (e di glamour) tra première, beauty experience e hotel da sogno
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Milano, per una notte, ha riscritto le regole del gossip patinato, trasformando il suo cuore pulsante in una passerella capace di competere con le grandi capitali della moda. Il 23 aprile, la città ha ospitato l’unica première europea de "Il diavolo veste Prada 2", un evento che, a dirla tutta, ha celebrato molto più di una semplice uscita cinematografica. La kermesse, organizzata in collaborazione con La Rinascente e L'Oréal Paris, ha preso vita fin dal primo calare della sera, con un aperitivo esclusivo servito sul rooftop del celebre magazzino, per poi snodarsi attraverso la proiezione del film – seguita da un after party che si è protratto fino a tarda notte – rivelando così la volontà di consacrare il connubio, sempre più fluido e redditizio, tra intrattenimento e industria della bellezza.
Se la premiere ha rappresentato il clou mediatico dell’operazione, l’esperienza targata L'Oréal Paris non si esaurisce tuttavia in quella singola serata. Fino al 4 maggio, il piano -1 della Rinascente si trasformerà in un "beauty office" a tutti gli effetti: uno spazio immersivo, aperto al pubblico, dove i make-up artist ufficiali del brand si mettono a disposizione per touch-up esclusivi. Chiunque, insomma, può provare per un istante la sensazione di far parte dello staff di Runway, complice un’ambientazione studiata per replicare l’estetica algida e curatoriale del film.
Il verdetto del red carpet: tra look iconici e qualche passo falso
Sul red carpet milanese, malgrado l’assenza delle colonne sonore originali come Meryl Streep o Anne Hathaway – impegnate oltretutto altrove – la sfilata di volti noti del panorama italiano non ha deluso le aspettative. Da Simona Ventura a Enzo Miccio, passando per Cecilia Rodriguez e Carla Gozzi, il dress code è sembrato subito chiaro, sebbene mai ufficialmente dichiarato: total black, total white o, come leitmotiv dominante, il rosso. Un omaggio cromatico, quest’ultimo, che richiama il tour promozionale del film e che, guarda caso, si è rivelato il più gettonato. Se alcune presenze hanno convinto per l’eleganza misurata, altre – come hanno sottolineato diverse cronache di costume – hanno rischiato il passo falso, cadendo in eccessi di animalier o in outfit troppo "da sagra di paese" per un’occasione tanto glamour, anche se proprio questi strappi alla regola hanno alimentato il chiacchiericcio social.
Location da Oscar: quando Milano fa da sfondo alla settima arte
Per le riprese del sequel, la produzione ha scelto di farsi coccolare dall’eccellenza dell’ospitalità locale, eleggendo a proprio quartier generale Palazzo Parigi Hotel & Grand Spa, un gioiello incastonato nel cuore di Brera che unisce la concretezza meneghina alla grazia parigina. Un tempio del lusso a cinque stelle, nato dall’unione tra l’architettura di Paola Giambelli e l’interior design di Pierre-Yves Rochon. C’è però un piccolo segreto tecnico che vale la pena svelare: sebbene le scene ambientate nelle camere d’albergo che vedremo nel film siano state in realtà girate in uno studio newyorkese (nello specifico, nella suggestiva Woolworth Mansion a Long Island), gli esterni e la fastosa hall che fanno da sfondo a molti ciak sono italianissimi e appartengono proprio a Palazzo Parigi. A completare la mappa delle location nostrane, oltre ai fasti del Lago di Como, spicca la presenza scenografica di Villa Arconati, spesso ribattezzata la "piccola Versailles" milanese, dove il cast si è spostato per alcune delle sequenze più attese.




