Migranti, Ue pronta a esaminare gli hub di rimpatrio. L'asse Meloni-Frederiksen guida la svolta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Commissione europea ha aperto ufficialmente le porte all'esame delle proposte degli Stati membri per la realizzazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi, confermando la propria disponibilità a valutare iniziative complete che siano fondate su una cooperazione strategica con i partner lungo l'intero percorso e in linea con il quadro giuridico esistente.

Il via libera di Bruxelles, seppur condizionato al rispetto delle norme, arriva in un momento cruciale per la strategia italiana sull'immigrazione, che proprio in queste ore si prepara a giocare la sua carta più importante al tavolo del Consiglio europeo dei ministri dell'Interno, convocato in videoconferenza per martedì 4 agosto dopo l'emergenza migratoria che ha travolto l'enclave spagnola di Ceuta.

Un portavoce dell'esecutivo europeo ha chiarito che la Commissione è pronta a valutare proposte compiute, ma ha anche precisato che i prossimi passi spettano innanzitutto agli Stati membri, chiamati a presentare progetti concreti basati sulla collaborazione con i Paesi partner.

Il modello Albania al centro della strategia italiana

L'Italia arriva all'appuntamento di martedì con una proposta ormai nota e ampiamente dibattuta nel dibattito politico nazionale: quella di estendere il cosiddetto modello Albania all'intera dimensione europea, creando centri per il rimpatrio dei migranti irregolari finanziati con fondi comunitari anziché gravare esclusivamente sui bilanci dei singoli Stati.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi presenterà ai colleghi europei la richiesta di accelerare le procedure per la creazione di queste strutture, già contenuta in una lettera promossa da Italia e Danimarca e sottoscritta da ventidue Capi di Stato e di Governo, nella quale si chiede un'azione comune per rafforzare le frontiere esterne, contrastare l'immigrazione irregolare e rendere più efficaci i rimpatri.

La strategia italiana prevede anche l'attuazione stringente del programma Gsp+, approvato quest'anno e in vigore dal primo gennaio del 2027, un sistema che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all'effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell'Unione.

La strana coppia Meloni-Frederiksen detta la linea in Europa

A sostenere con maggiore determinazione l'iniziativa italiana si è consolidato nel tempo un asse politico che ha dell'inconsueto, quello tra la premier Giorgia Meloni, conservatrice, e la prima ministra danese Mette Frederiksen, socialista, una strana coppia che sull'immigrazione va a braccetto e che ormai da tempo detta la linea in Europa, come dimostra la lettera dei ventidue dopo l'emergenza di Ceuta e come confermerà il bis nel Consiglio europeo dedicato agli hub esterni per il rimpatrio.

L'intesa tra le due leader, che si conoscono da quasi quattro anni e hanno costruito un rapporto personale fatto di telefonate e messaggi, è figlia di un pragmatismo politico che Meloni riconosce alla collega danese, definita operativa e concreta, e che ha permesso di creare un fronte trasversale in grado di fare massa critica in Europa, coinvolgendo anche la Germania del cancelliere Merz ma lasciando isolate Francia e Spagna, che non hanno aderito alla lettera dell'altro giorno.

La sintonia tra le due premier si era già manifestata lo scorso gennaio, quando Meloni firmò con Frederiksen e altri leader europei una lettera in risposta alle mire di Donald Trump sulla Groenlandia, e si è ulteriormente rafforzata in occasione della Dichiarazione di Chisinau, adottata dal Consiglio d'Europa, che ha riconosciuto la legittimità delle soluzioni innovative come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi sul modello avviato dall'Italia in Albania.

La lista dei Paesi terzi e il nodo dei finanziamenti

La proposta italiana, che verrà messa nero su bianco e presentata da Piantedosi al tavolo del Consiglio straordinario, prevede già una lista preliminare di Stati che potrebbero ospitare i centri di rimpatrio, molti dei quali in Africa: tra i papabili figurano Ruanda, Ghana, Etiopia, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro, con particolare interesse per l'Uganda, su cui Germania, Austria e Olanda hanno già manifestato interesse, e per il Montenegro.

Uno degli aspetti più delicati riguarda la possibilità di utilizzare risorse europee per finanziare simili strutture, elemento considerato centrale nella proposta sostenuta dal governo italiano, che punta a non gravare ulteriormente sui bilanci nazionali. Sul piano normativo, il percorso ha già compiuto un passo importante con l'approvazione del regolamento europeo sui rimpatri, che apre la strada ad accordi con Paesi terzi e attende soltanto l'adozione formale da parte del Consiglio per entrare in vigore.

L'emergenza Ceuta e le reazioni dei Paesi europei

L'emergenza di Ceuta, dove secondo il governo spagnolo sono entrati circa 50.000 migranti in pochi giorni con un bilancio di almeno 67 morti, ha fatto da detonatore alla mobilitazione guidata da Italia e Danimarca, che hanno chiesto la convocazione urgente del Consiglio dei ministri dell'Interno per definire una risposta europea coordinata.

La lettera inviata ai vertici dell'Unione, firmata da ventidue leader tra cui quelli di Austria, Belgio, Germania, Grecia, Polonia, Olanda e Svezia, esprime seria preoccupazione per quanto accaduto e sottolinea la necessità di prevenire attraversamenti irregolari incontrollati, contrastare le reti di traffico di migranti ed eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali.

Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha invece criticato duramente l'iniziativa, definendola egoista e polarizzante, e ha rivendicato il lavoro svolto da Madrid per ripristinare il controllo della frontiera in meno di 48 ore e garantire il rientro in Marocco della quasi totalità dei migranti entrati irregolarmente.

Le divergenze tra i Paesi europei sulla gestione della crisi migratoria, con Francia e Spagna che restano scettiche sulla creazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi, rischiano di riemergere durante il confronto tra i ministri dell'Interno previsto nei prossimi giorni.

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