I debiti di Leonardo Maria Del Vecchio e la richiesta dei fratelli: la precisazione di Lmdv Capital
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Redazione Economia
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Leonardo Maria Del Vecchio ha parlato chiaramente della propria situazione finanziaria attraverso una nota ufficiale diffusa dal suo family office, Lmdv Capital, per rispondere a quelle che ha definito ricostruzioni errate sulla sua esposizione debitoria. L'erede di EssilorLuxottica ha voluto tracciare un netto distinguo tra debito personale e debito societario, chiarendo che i due perimetri non sono sommabili e che i cosiddetti crediti di firma costituiscono garanzie e non debito per cassa.
La precisazione arriva in un momento delicato per il giovane imprenditore, al centro di un acceso confronto con i fratelli Luca e Paola, che si preparano a chiedergli mezzo miliardo di euro per il mancato perfezionamento dell'acquisto delle loro quote in Delfin.
La cifra dell'esposizione finanziaria
Secondo quanto riportato nella lettera pubblica di Lmdv Capital, le esposizioni complessive ammontano a 950 milioni di euro, cifra che deriva dalla somma di 500 milioni di affidamenti personali, della linea di credito del family office e delle posizioni assistite da beni reali.
A fronte di questa esposizione, Leonardo Maria Del Vecchio ha rivendicato un patrimonio personale stimato intorno ai 6 miliardi di euro, utilizzando questo dato come metro per sostenere che gli affidamenti rappresentino meno del 10% del suo intero patrimonio e costituiscano quindi una leva finanziaria tutto sommato contenuta. La nota, tuttavia, non ha specificato su quali asset si basi questa valutazione né con quali criteri sia stata calcolata, né ha indicato la data di riferimento di questa stima.
Il contenzioso con Luca e Paola Del Vecchio
Il quadro finanziario si complica ulteriormente con le richieste avanzate dai fratelli Luca e Paola, che vantano un credito di 250 milioni di euro ciascuno per il mancato acquisto delle loro partecipazioni in Delfin, pari al 12,5 per cento della holding a testa. L'operazione per il rilevamento del 25 per cento complessivo era stata concordata sulla base di una valutazione di Delfin pari a 10 miliardi di euro, ma non è mai arrivata al closing a causa dell'impossibilità di ottenere i necessari finanziamenti bancari.
Un elemento che rende la posizione di Leonardo Maria particolarmente delicata è rappresentato dal fatto che il contratto non conteneva una clausola che subordinasse il perfezionamento dell'acquisto all'ottenimento delle risorse finanziarie, facendo così scattare automaticamente la penale prevista in caso di mancato completamento dell'operazione.
La governance di Delfin e i prossimi passaggi giudiziari
La partita tra gli eredi Del Vecchio si inserisce in un più ampio contenzioso sulla governance di Delfin, la cassaforte di famiglia che controlla il 32 per cento di EssilorLuxottica e detiene partecipazioni strategiche in Mps, Generali e UniCredit. Tra le ipotesi per tentare una ricomposizione del conflitto, fonti vicine a Leonardo Maria indicano la possibilità di un arbitrato con i fratelli, che potrebbe vertere proprio su una modifica dello statuto della holding.
Un passaggio cruciale è atteso per il 22 settembre, quando il giudice lussemburghese dovrà pronunciarsi sulla richiesta di Delfin di prorogare di altri sei mesi i termini per la prelazione sulle quote di Leonardo Maria, di Clemente Del Vecchio e di Rocco Basilico.
Sul fronte dell'organizzazione interna di Lmdv Capital, intanto, si è rafforzata la squadra di manager e professionisti che affiancano l'imprenditore: a giugno Gabriele Benedetto è stato nominato vicepresidente con deleghe sulla finanza, mentre Alessandro Galleni è stato confermato come chief strategy officer.
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