L’eredità Del Vecchio, Leonardo Maria tratta per il 25% di Delfin e punta a diventare l’azionista di riferimento
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Redazione Economia
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A quasi quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, il fondatore dell’impero degli occhiali, il delicato equilibrio tra gli eredi della holding di famiglia, Delfin, sta entrando in una fase decisiva. A muoversi con più decisione è Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei sei figli dell’imprenditore e attuale chief strategy officer di EssilorLuxottica, che ha dichiarato di essere ormai vicino a un’intesa per rilevare le quote di due dei suoi fratelli, Luca e Paola. L’obiettivo è chiaro: rafforzare il proprio peso nella cassaforte finanziaria lussemburghese, che custodisce la partecipazione di controllo nel colosso franco-italiano dell’ottica e un pacchetto di rilevanti partecipazioni in istituti di credito come Generali, Mps e UniCredit, per diventarne l’azionista di riferimento. L’operazione, come lo stesso erede ha anticipato in un’intervista al Financial Times, porrebbe fine a una lunga disputa sulla successione che di fatto ha paralizzato la governance e la distribuzione dei dividendi della holding, congelando di fatto le volontà del patriarca.
La trattativa per le quote e il nodo del prezzo
Secondo quanto si apprende, Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe in procinto di esercitare il diritto di prelazione sulle quote dei fratelli, ciascuna pari al 12,5% del capitale di Delfin. L’accoglimento della proposta da parte di Luca e Paola Del Vecchio, che insieme ad un altro fratello, Clemente, avevano accettato l’eredità con il beneficio d’inventario, rappresenta una svolta in una vicenda che in autunno li aveva visti chiedere, senza successo, il via libera per conferire le proprie partecipazioni in un veicolo separato. Il valore complessivo del 25% in ballo è stimato intorno ai 14 miliardi di euro, una cifra che rende la transazione estremamente complessa e che verosimilmente, come avviene in queste trattative, potrebbe essere soggetta a uno sconto rispetto ai valori correnti della cassaforte di famiglia.
La struttura finanziaria ipotizzata per l’acquisizione, che porterebbe la quota di Leonardo Maria dal 12,5% a circa il 37,5%, si baserebbe su un leveraged buyout sostenuto da un pool di banche. L’indebitamento necessario per l’esborso straordinario verrebbe poi ripagato nel tempo attingendo proprio ai flussi di dividendi generati dalle partecipazioni di Delfin, un tema quest’ultimo che è stato al centro delle tensioni tra gli eredi. Lo statuto della holding richiede, infatti, una maggioranza qualificata di sei soci su otto per approvare la politica di distribuzione degli utili, una maggioranza che finora ha impedito di andare oltre il minimo previsto, nonostante nelle casse di Delfin vi siano ingenti riserve. Leonardo Maria ha parlato della possibilità di distribuire un dividendo straordinario di sette miliardi e di stabilizzare poi una cedola annuale superiore al miliardo, ma questa prospettiva resta subordinata al superamento dell’attuale stallo.
Le altre pendenze ereditarie e la posizione degli altri eredi
Se l’intesa con i fratelli Luca e Paola sembra aver imboccato la strada giusta, la complessa matassa dell’eredità Del Vecchio presenta ancora altri nodi da sciogliere. Tra questi, emerge la posizione di Rocco Basilico, figlio della vedova Nicoletta Zampillo e primo figlio di lei, la cui titolarità piena della quota del 12,5% è contestata da Leonardo Maria. Il giovane manager ha sollevato obiezioni in merito alle modalità con cui il fratellastro, che ha recentemente lasciato il suo ruolo operativo in EssilorLuxottica per seguire interessi personali, sia divenuto proprietario effettivo delle azioni in seguito alla rinuncia all’usufrutto da parte della madre. Per questa e altre questioni legate all’asse ereditario, è stata avviata una procedura di mediazione legale tra gli eredi, un passaggio obbligatorio prima di un eventuale ricorso al Tribunale di Milano, nel tentativo di ricomporre il quadro e dare piena esecuzione alle disposizioni testamentarie del fondatore.
Parallelamente, il riassetto azionario vede un’altra protagonista: la sorella Marisa Del Vecchio. Secondo quanto riportato, avrebbe chiesto a Delfin di valutare l’esercizio del diritto di riscatto sulle medesime quote dei fratelli Luca e Paola, uno scenario alternativo che potrebbe ulteriormente complicare o ridefinire i nuovi equilibri interni alla holding. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa e si intreccia con i tempi della giustizia lussemburghese, chiamata a determinare il valore definitivo delle azioni per consentirne il trasferimento. Leonardo Maria, dal canto suo, pur ribadendo di non voler trasformare la questione in una mossa di potere, ma di voler piuttosto ricostruire un clima di fiducia dopo anni di dispute, continua a spingere per portare a casa l’operazione e blindare la governance di quella che definisce senza mezzi termini la corona dell’impero di famiglia.




