Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio tratta con i fratelli per salire al 37,5 per cento della holding

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   A quasi quattro anni dalla scomparsa del fondatore di Luxottica, la complessa vicenda legata alla successione di Leonardo Del Vecchio potrebbe avviarsi verso una svolta significativa. Il quartogenito Leonardo Maria Del Vecchio, che ricopre il ruolo di chief strategy officer in EssilorLuxottica, ha dichiarato al Financial Times di essere prossimo a un accordo per rilevare le quote detenute dai fratelli Luca e Paola nella holding di famiglia Delfin, la cassaforte lussemburghese che custodisce un patrimonio stimato in circa 56 miliardi di euro. L’operazione, qualora dovesse concretizzarsi, gli consentirebbe di triplicare la propria partecipazione, portandola dall’attuale 12,5 per cento al 37,5 per cento e rendendolo di fatto l’azionista di riferimento di una holding che controlla il 32,2 per cento di EssilorLuxottica e vanta partecipazioni rilevanti in Generali, con circa il 10 per cento, in Mps, dove sfiora il 17,5 per cento, in UniCredit, intorno al 2,7 per cento, e nella società immobiliare Covivio.

“Siamo vicini a concordare un prezzo”, ha spiegato Leonardo Maria Del Vecchio al quotidiano britannico, sottolineando la volontà di procedere all’acquisto delle quote dei fratelli – ciascuna pari al 12,5 per cento del capitale – per diventare il primo azionista di Delfin. L’obiettivo dichiarato è quello di chiudere le questioni ancora pendenti legate all’eredità paterna e dare esecuzione alla volontà del fondatore, una volontà che, nelle sue parole, sarebbe oggi incarnata dall’operato di Francesco Milleri, amministratore delegato sia di EssilorLuxottica sia della stessa Delfin. La trattativa si inserisce in un contesto di tensioni familiari che hanno di fatto paralizzato, negli ultimi anni, alcune decisioni strategiche della holding, incluso il blocco della distribuzione di dividendi superiori alla soglia minima.

Il nodo del prezzo e il meccanismo del leveraged buyout

La definizione del valore delle partecipazioni rappresenta il cuore della negoziazione in corso. I fratelli Luca e Paola, che avevano manifestato l’intenzione di uscire dalla compagine societaria, avevano già richiesto l’intervento di un tribunale in Lussemburgo affinché fosse fissato un prezzo per il trasferimento delle loro quote. Leonardo Maria Del Vecchio ha dichiarato di essere disposto ad attendere la pronuncia del giudice, ma ha anche lasciato aperta la possibilità di raggiungere un’intesa diretta con i fratelli, un percorso che consentirebbe di velocizzare i tempi dell’operazione. Le stime attuali, basate sul net asset value di Delfin che si aggira intorno ai 46-47 miliardi di euro al netto dell’indebitamento, attribuiscono a ciascuna quota del 12,5 per cento un valore teorico di circa 5,8 miliardi, cifra che sale a oltre 11 miliardi per il pacchetto complessivo messo in vendita. Secondo la prassi di mercato, su operazioni di questa portata viene solitamente applicato uno sconto, che potrebbe attestarsi tra il 10 e il 20 per cento rispetto al valore nominale degli asset.

L’acquisizione, stando a quanto ricostruito, verrebbe strutturata attraverso un leveraged buyout sostenuto da un pool di banche internazionali. Il debito contratto per l’operazione sarebbe ripagato nel tempo grazie ai flussi di dividendi generati dalla holding. Leonardo Maria Del Vecchio ha del resto evocato la possibilità di attingere a riserve per oltre 7 miliardi di euro, distribuibili come dividendo straordinario, e ha prospettato una politica di cedole che potrebbe superare il miliardo di euro all’anno. Resta tuttavia da superare l’ostacolo statutario che, allo stato attuale, richiede per le decisioni sulla distribuzione dei dividendi il voto favorevole di almeno sei degli otto soci, una soglia che finora ha impedito di andare oltre il minimo del 10 per cento dell’utile.

Lo scenario che si profila per la governance di Delfin

L’ingresso di Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento del capitale ridefinirebbe in profondità gli equilibri interni alla holding. L’attuale pariteticità, con otto eredi ciascuno titolare di una frazione identica, ha rappresentato nei fatti un elemento di stallo che ha rallentato non solo le decisioni finanziarie ma anche la piena attuazione delle disposizioni testamentarie del fondatore. Il testamento di Leonardo Del Vecchio, oltre a suddividere il capitale tra i sei figli, la vedova Nicoletta Zampillo e il figlio di lei Rocco Basilico, prevedeva un significativo riconoscimento azionario per Francesco Milleri, il manager di lungo corso che aveva affiancato l’imprenditore nella costruzione del colosso dell’occhialeria. Le dispute familiari hanno di fatto congelato quei pagamenti e più in generale hanno impedito una gestione fluida degli asset.

Leonardo Maria Del Vecchio ha tenuto a precisare, nel corso dell’intervista, che la sua mossa non va interpretata come una volontà di scalata ai danni dei familiari. “Non intendo fare una mossa di potere”, ha dichiarato, aggiungendo di voler invece ricostruire un clima di fiducia dopo anni caratterizzati da contrasti e ricorsi. Parallelamente alla trattativa per le quote di Luca e Paola, rimane aperto anche il fronte con la madre Nicoletta Zampillo a seguito del trasferimento di parte della sua quota al fratellastro Rocco Basilico. Una vicenda, quest’ultima, che Leonardo Maria Del Vecchio ha commentato richiamando la volontà del padre, secondo cui quel passaggio avrebbe dovuto realizzarsi solo alla morte della donna. L’obiettivo, ha concluso, è che tutto venga ricondotto a giustizia, senza voler giocare con l’eredità paterna.

Le possibili implicazioni per il sistema delle partecipazioni

Oltre alla risoluzione delle pendenze ereditarie, l’operazione in corso ha inevitabili riflessi sul più ampio scacchiere delle partecipazioni detenute da Delfin. La holding non è solo il primo azionista del gigante EssilorLuxottica, ma rappresenta un attore di primo piano nel panorama del capitalismo italiano ed europeo, con pacchetti azionari in alcuni dei principali istituti di credito e nel settore assicurativo. Qualsiasi modifica negli equilibri interni alla cassaforte lussemburghese può quindi riverberarsi sulle strategie di quei gruppi, o quanto meno sugli assetti di voto in assemblea. La possibilità che Leonardo Maria Del Vecchio diventi l’azionista di riferimento introduce un elemento di continuità con la gestione Milleri, da lui espressamente citato come esecutore della volontà paterna. Restano invece ancora da definire i tempi precisi per la chiusura dell’accordo, anche in relazione alla richiesta di proroga presentata al tribunale lussemburghese per consentire alla holding di organizzare al meglio la complessa architettura finanziaria dell’acquisizione. Intanto, come riportato da alcune fonti, l’entourage di Lmdv Capital, il family office di Leonardo Maria Del Vecchio, è già al lavoro con i partner bancari per definire i contorni dell’operazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.