Leonardo Maria Del Vecchio sceglie l’advisor finanziario per salire in Delfin
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Redazione Economia
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Si aprono i cantieri del trasferimento delle quote di Delfin di Luca e Paola Del Vecchio, quelle partecipazioni del 12,5% a testa che i due fratelli, dopo aver accettato l’eredità con il beneficio d’inventario – una clausola, quest’ultima, che di fatto ha congelato l’intera pratica successoria per quasi quattro anni – avevano manifestato l’intenzione di movimentare. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il quartogenito del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio sta selezionando per il tramite del proprio family office Lmdv Capital l’advisor finanziario dell’operazione, dopo che i due fratelli hanno accettato la sua proposta di esercizio della prelazione. Una scelta, quella di rivolgersi a professionisti esterni per strutturare il leveraged buyout, che implica la volontà di procedere speditamente, nonostante la complessità tecnica dell’operazione che richiederà verosimilmente il supporto di un pool di banche internazionali; istituti ai quali, come spesso accade in queste operazioni, verranno offerti in garanzia i flussi dei futuri dividendi.
La strategia di consolidamento e il nodo del prezzo
Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di EssilorLuxottica, sostiene di essere vicino a un accordo per acquistare le quote dei due fratelli nella holding di famiglia Delfin e lo ha ribadito chiaramente in un’intervista rilasciata al *Financial Times*, dove ha spiegato le motivazioni profonde che lo spingono a voler triplicare la sua esposizione nella cassaforte lussemburghese. L’operazione, ricorda il quotidiano, metterebbe fine a una lunga disputa ereditaria e, nelle sue parole, «Siamo vicini a concordare un prezzo», ha dichiarato Del Vecchio al quotidiano britannico, spiegando di essere disposto a comprare le quote dei fratelli «per diventare il principale azionista di Delfin, chiudere le questioni ancora aperte sull'eredità di mio padre ed eseguire la sua volontà, incarnata da ciò che sta facendo Francesco Milleri». Una dichiarazione, questa, che assume un peso specifico considerevole perché lega a doppio filo la sua iniziativa personale alla continuità del management attuale, incarnato dalla figura dell’amministratore delegato di EssilorLuxottica, verso il quale il padre aveva mostrato totale fiducia. Nel dettaglio, il valore delle quote in ballo è stimato intorno ai 5,6 miliardi di euro ciascuna, se si considera il patrimonio netto di Delfin, ma la trattativa – secondo le prassi di mercato per questo tipo di holding – dovrebbe prevedere uno sconto significativo, nell’ordine del 20%, sul valore teorico di libro.
La svolta nella dynasty Del Vecchio
A quasi quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica e architetto di uno dei più grandi patrimoni industriali d'Europa, lo stallo che ha congelato la governance della cassaforte di famiglia sembra poter arrivare a una svolta decisiva. Quello che appariva come un labirinto legale senza uscita, bloccato tra veti incrociati e incertezze ereditarie – incertezze acuite dalla richiesta di Luca e Paola di conferire le quote in un veicolo separato per renderle negoziabili e dalla conseguente bocciatura in assemblea – potrebbe risolversi grazie alla mossa di Leonardo Maria. Se l’accordo dovesse concretizzarsi, la sua partecipazione in Delfin salirebbe dal 12,5% attuale al 37,5%, rendendolo di fatto il socio di riferimento di una holding che controlla il 32% di EssilorLuxottica e che vanta partecipazioni rilevanti in Generali, Banca Montepaschi e Unicredit, per un patrimonio complessivo che si aggira intorno ai 56 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato dal trentenne manager, oggi chief strategy officer del colosso franco-italiano degli occhiali, non è solo quello di assumere un ruolo preminente nella compagine sociale, ma anche di sbloccare una politica dei dividendi finora rimasta al minimo storico del 10% dell’utile, a causa delle norme statutarie che richiedono maggioranze qualificate.
Le incognite del risiko familiare
Le incognite vengono prima delle mosse finanziarie. Perché nella partita per la pacificazione di Delfin – la holding lussemburghese che custodisce l’impero costruito da Leonardo Del Vecchio – il vero interrogativo non è tanto se Leonardo Maria riuscirà a comprare le quote dei fratelli, quanto cosa accadrà se qualcuno comincerà davvero a uscire dalla cassaforte di famiglia. Il timore, per alcuni osservatori, è l’effetto domino che un’operazione di questa portata potrebbe innescare: l’uscita di due soci potrebbe infatti ridefinire gli equilibri interni e spingere altri eredi a valutare strade alternative, magari facendo leva sul diritto di riscatto che la stessa Delfin può esercitare. Una circostanza, quest’ultima, resa ancor più concreta dalla mossa della sorella Marisa, la quale avrebbe già chiesto alla holding di valutare l’esercizio del diritto di riscatto sulle medesime quote dei fratelli, aprendo di fatto uno scenario alternativo che potrebbe complicare i piani del quartogenito. Resta, sullo sfondo, il ricorso al tribunale del Lussemburgo al quale Luca e Paola Del Vecchio si erano rivolti per fissare un prezzo per il trasferimento delle partecipazioni e che, a fronte delle ultime evoluzioni, potrebbe dover deliberare una proroga dei termini per consentire a tutti gli attori di organizzarsi.




