Leonardo Maria Del Vecchio verso l’acquisto delle quote di Delfin dei fratelli Luca e Paola

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A quasi quattro anni esatti dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, l’architetto di quel patto sociale che ha trasformato un piccolo laboratorio di occhiali in Agordo in un colosso globale della occhialistica, la sua intricata successione potrebbe finalmente trovare una quadra. Il quartogenito Leonardo Maria, classe 1995 e oggi chief strategy officer di EssilorLuxottica, ha rotto gli indugi dichiarando al Financial Times di essere ormai prossimo a un accordo per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola all’interno di Delfin, la cassaforte lussemburghese che detiene il 32,2 per cento del gruppo franco-italiano. «Siamo vicini a concordare un prezzo», ha dichiarato Del Vecchio, spiegando come la sua intenzione sia quella di triplicare la propria partecipazione — portandola dal 12,5 al 37,5 per cento — per diventare il primo azionista della holding e, soprattutto, per mettere la parola fine a quelle tensioni ereditarie che da troppo tempo paralizzano ogni decisione strategica. L’operazione, che qualcuno in ambienti finanziari già definisce come una possibile svolta epocale per gli equilibri del capitalismo italiano, si fonda su un meccanismo complesso: un leveraged buyout sostenuto da un pool di banche internazionali, il cui debito verrebbe ripagato attingendo proprio ai generosi flussi di dividendi che Delfin, una volta sbloccata, potrebbe distribuire.

Il nodo del prezzo e le riserve della holding

Il tema centrale, come sempre accade in queste complesse transazioni tra eredi, resta la valutazione economica delle due quote, ciascuna pari al 12,5 per cento del capitale. Il patrimonio netto di Delfin, stando alle stime più accreditate, oscilla tra i 46 e i 56 miliardi di euro, una forbice che rende ogni trattativa una partita a scacchi delicatissima. Leonardo Maria ha mostrato comunque una certa flessibilità, dichiarandosi disposto sia a raggiungere un’intesa diretta con i fratelli, sia ad attendere l’eventuale fissazione di un prezzo da parte del tribunale del Lussemburgo, quel foro competente a cui Luca e Paola si erano già rivolti per sbloccare in passato la situazione. La sua determinazione, a sentire chi lo segue da vicino, poggia su basi concrete: all’interno di Delfin giacciono riserve per oltre 7 miliardi di euro che potrebbero essere distribuite come dividendo straordinario, una liquidità che, nelle intenzioni del trentenne, servirebbe non solo a ripagare il debito contratto per l’acquisizione ma anche a sostenere una nuova politica di remunerazione degli azionisti, con cedole che potrebbero superare il miliardo all’anno. È un progetto ambizioso, che richiederebbe però di superare quelle rigidità statutarie che finora hanno imposto il via libera di almeno sei degli otto soci per qualsiasi modifica della politica dei dividendi, un vincolo che ha di fatto congelato la holding in una sorta di limbo decisionale.

La volontà del fondatore e il ruolo di Francesco Milleri

Dietro la mossa di Leonardo Maria, però, non c’è solamente una strategia finanziaria, per quanto articolata. Nelle sue parole affiora un richiamo costante alla figura paterna e alla necessità di onorarne l’eredità, non tanto in termini patrimoniali quanto piuttosto di visione industriale. «Voglio eseguire la sua volontà, incarnata da ciò che sta facendo Francesco Milleri», ha affermato Del Vecchio riferendosi all’attuale amministratore delegato di Delfin ed EssilorLuxottica, quel manager di fiducia a cui il fondatore aveva riservato un consistente riconoscimento azionario nel proprio testamento. La disputa familiare, infatti, aveva finora congelato anche quei pagamenti, creando un cortocircuito che lo stesso Leonardo Maria intende risolvere: «EssilorLuxottica è il nostro gioiello della corona — ha chiarito — e non vogliamo mai essere diluiti; Delfin deve avere liquidità per finanziare un aumento di capitale un giorno, se mai dovesse essere necessario». In questa prospettiva, l’acquisizione delle quote dei fratelli non viene presentata come una scalata al potere, ma come un tentativo di ricostruire quella fiducia venuta meno in quattro anni di dispute estenuanti, un’operazione di chirurgia familiare che, se riuscisse, permetterebbe di allineare nuovamente gli interessi degli eredi a quelli del gruppo industriale.

I contenziosi aperti e le prossime mosse

Se l’accordo con Luca e Paola sembra aver imboccato la via maestra, rimangono sullo sfondo altre pendenze che rendono il quadro complessivo tutt’altro che lineare. La stessa intervista al Financial Times ha riportato l’esistenza di un contenzioso con la madre Nicoletta Zampillo, vedova Del Vecchio, relativo al trasferimento di parte della sua quota al fratellastro Rocco Basilico. «Mio padre aveva previsto che quella quota andasse a Rocco solo alla morte di nostra madre — ha spiegato Leonardo Maria —. Voglio solo che le cose siano giuste». La precisazione, che arriva in un momento così delicato delle trattative, serve probabilmente a ribadire un principio: la ricerca di una soluzione non significa chiusura totale rispetto a ogni altra vertenza, ma piuttosto la volontà di separare i piani, affrontando le diverse questioni con lo stesso approccio pragmatico. Intanto, mentre i manager di Lmdv Capital, il suo family office, continuano a dialogare con i partner bancari per definire gli ultimi dettagli finanziari dell’operazione, Leonardo Maria non ha perso tempo: lo stesso giorno dell’intervista, ha incrementato la propria partecipazione in Leone Film Group, segnale di un'attività imprenditoriale che non si ferma certo all'orizzonte di Delfin. L’obiettivo dichiarato rimane quello di chiudere il riassetto il prima possibile, magari entro l’estate, per restituire alla cassaforte di famiglia quella capacità di movimento che da troppo tempo le manca.

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