Val Susa, assalto No Tav al cantiere di Chiomonte: pietre e bombe carta, polizia carica con lacrimogeni
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Redazione Interno
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Nuova giornata di tensione in Valle di Susa, dove il fronte dell'opposizione alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione è tornato a manifestare la propria contrarietà con modalità che, ancora una volta, hanno travalicato i confini della protesta pacifica. Nel pomeriggio, alcune centinaia di attivisti, in gran parte incappucciati e dotati di maschere antigas, hanno preso parte a una marcia denominata dagli organizzatori "verso i cantieri della devastazione", partita da Venaus e diretta verso il sito di San Didero, per poi convergere con particolare violenza sull'area di Chiomonte.
È qui che la tensione è degenerata in scontri aperti con le forze dell'ordine, schierate a protezione del perimetro del cantiere, in un clima di guerriglia che ha riportato alla mente le fasi più acute del contenzioso storico sul traforo alpino.
L'assalto al cantiere e la risposta delle forze dell'ordine
La colonna dei manifestanti, composta da elementi riconducibili all'ala più oltranzista e antagonistica del movimento, ha tentato di forzare il blocco delle forze di polizia, schierate con dispositivi di controllo del territorio. Gli attivisti hanno lanciato pietre, bombe carta e fuochi d'artificio contro gli agenti, che hanno risposto facendo ricorso a lacrimogeni e getti d'acqua tramite idranti, nel tentativo di disperdere la folla e impedire l'irruzione nell'area sensibile.
Nel corso della carica, che ha coinvolto reparti di polizia, carabinieri e guardia di finanza, alcuni mezzi in dotazione alle forze dell'ordine sono stati dati alle fiamme, mentre le barriere di protezione del cantiere hanno riportato danni significativi a causa della violenza degli assalitori. Nonostante la furia dell'attacco, le forze dell'ordine sono riuscite a contenere l'avanzata dei manifestanti, bloccandone una parte prima che potessero raggiungere il cuore del sito, senza che al momento siano stati resi noti numeri certi riguardo ai fermati o ai feriti tra gli agenti.
La dinamica degli scontri e il contesto della protesta
La marcia, che si era mossa nel primo pomeriggio da Venaus, aveva già fatto registrare momenti di alta tensione lungo il percorso, con i manifestanti che avevano tentato in più occasioni di forzare i cordoni. L'arrivo nei pressi di Chiomonte ha rappresentato il punto di rottura, con l'assalto vero e proprio al cantiere, dove i No Tav hanno trovato uno schieramento imponente delle forze dell'ordine. Le immagini giunte dalla zona mostrano una vera e propria guerriglia urbana, con i lacrimogeni che hanno avvolto la strada e le esplosioni delle bombe carta che si susseguivano senza sosta.
La scelta di indossare passamontagna e maschere antigas, oltre a rendere difficile l'identificazione dei soggetti coinvolti, ha permesso ai gruppi più radicali di agire con maggiore spregiudicatezza, trasformando quella che era stata presentata come una mobilitazione contro l'opera in un'azione violenta contro le istituzioni e i loro simboli.
La risposta del governo e la condanna della violenza
La durissima reazione delle forze dell'ordine ha trovato immediato sostegno politico ai massimi livelli, con il governo che è sceso in campo per ribadire la propria linea di fermezza. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso piena solidarietà agli uomini e alle donne in divisa, definendo quanto accaduto a Chiomonte come un attacco allo Stato e non come una legittima espressione di dissenso.
Nelle sue dichiarazioni, ha sottolineato come il lancio di bombe carta, l'incendio dei mezzi e l'aggressione alle forze dell'ordine rappresentino gesti che non possono essere confusi con la difesa di un'idea, bensì configurino azioni criminali. La premier ha inoltre ribadito che la violenza non potrà in alcun modo piegare lo Stato, assicurando che chi serve il Paese non verrà mai lasciato solo, in un chiaro messaggio di supporto alle forze di polizia impegnate sul fronte del mantenimento dell'ordine pubblico.
Un'opera contesa tra necessità infrastrutturali e opposizione territoriale
La Torino-Lione rappresenta da decenni un'opera strategica per i collegamenti tra Italia e Francia, ma il progetto è da altrettanto tempo al centro di un'accesa disputa politica e sociale, con la Valle di Susa che è stata per anni il teatro principale delle proteste. La presenza dei cantieri, che in queste settimane hanno ripreso vigore, ha riacceso le tensioni e la mobilitazione, portando in piazza non solo gli storici attivisti del movimento No Tav, ma anche nuovi gruppi che si oppongono all'opera per ragioni ambientali e di sostenibilità.
Tuttavia, l'episodio di Chiomonte segna un'importante escalation rispetto alle recenti manifestazioni, riportando l'attenzione sulle frange più violente del movimento. L'utilizzo di bombe carta e l'incendio di mezzi, avvenuto a pochi giorni dagli episodi di contestazione registrati a Bologna, riaccende il dibattito sulla gestione dell'ordine pubblico e sulla capacità dello Stato di garantire la sicurezza dei cantieri, mentre le indagini sono ora concentrate sull'identificazione degli autori dei raid per procedere a eventuali misure restrittive.
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