Trump ottimista sui dazi Ue: «Andrà tutto bene», ma il vino italiano rischia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre i negoziati tra Stati Uniti e Unione europea proseguono per evitare l’introduzione di dazi del 30% sulle esportazioni Ue, annunciati da Donald Trump per il primo agosto, il presidente americano ha lasciato trapelare un cauto ottimismo. «Stiamo discutendo», ha dichiarato, aggiungendo che l’Europa, «che in passato ci ha trattato male, ora ci sta trattando bene». Le parole, però, non bastano a placare le preoccupazioni del settore vinicolo italiano, che teme ripercussioni pesanti su un mercato chiave.
Federdoc, la Confederazione dei Consorzi volontari per la tutela delle Denominazioni dei vini, ha espresso «forte preoccupazione» per la possibile stretta sui vini a Denominazione d’origine, pilastro dell’agroalimentare made in Italy. Gli Stati Uniti, dove l’export enologico italiano ha superato i 2 miliardi di euro nel 2024, rappresentano uno sbocco irrinunciabile. «Colpire questo settore», sottolinea l’organizzazione, «significa minare un’eccellenza che genera valore e occupazione».
A Roma, intanto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fissa l’obiettivo: «Tariffe ragionevoli al 10%», definendolo un compromesso accettabile. Ma in Parlamento le opposizioni chiedono conto della strategia del governo, accusandolo di evitare il confronto. Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ribatte che l’esecutivo «non ha intenzione di scappare», ma le tensioni restano.




