Il caro carburanti pesa 1,1 miliardi al mese sugli italiani tra rincari e tagli alle accise

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un salasso da 1,1 miliardi di euro al mese. È questa, in soldoni, la cifra che grava sulle tasche degli italiani a causa dell'impennata dei prezzi di benzina e diesel, un rincaro che le misure governative – sebbene orientate a ridurre la pressione fiscale attraverso il taglio delle accise – riescono a compensare solo in minima parte, lasciando automobilisti e imprese in balia di una morsa che non accenna ad allentarsi.

L'analisi, condotta dall'ufficio studi della Cgia di Mestre, dipinge un quadro severo e preoccupante, suffragato da calcoli che lasciano poco spazio all'ottimismo, mentre lo Stato, per fornire un contributo più incisivo probabilmente in autunno, si troverebbe costretto a fare ricorso a nuovo debito pubblico, alimentando un circolo vizioso difficile da interrompere.

L'esodo estivo e la stangata da 370 milioni

Il primo grande esodo estivo di agosto, quello che ha visto oltre 25 milioni di auto incolonnarsi su strade e autostrade nel weekend dell'8 e 9 agosto, ha rappresentato il termometro ideale per misurare l'impatto reale dei rincari sui consumatori. Secondo una stima del Codacons, la maggiore spesa per i carburanti rispetto allo stesso periodo del 2025 ha raggiunto la cifra di 370 milioni di euro, un dato che fotografa l'entità della stangata che si è abbattuta sui vacanzieri.

I numeri diffusi dal Mimit, peraltro, non lasciano spazio a fraintendimenti: il prezzo medio della benzina si attesta a 1,986 euro al litro, mentre il gasolio ha superato la soglia dei due euro, toccando quota 2,079 euro al litro, valori che testimoniano una crescita costante e inesorabile dei listini alla pompa.

I rincari e il mancato effetto del taglio delle accise

La fotografia scattata dal Codacons evidenzia un rincaro percentuale che fa tremare i polsi: rispetto al 2025, un litro di benzina costa oggi il 16,2% in più, con un aggravio che si traduce in circa 13,85 euro in più per un pieno, mentre per il gasolio il balzo è addirittura del 26,7%, portando il costo di un pieno a lievitare di quasi 22 euro nonostante il provvedimento governativo che ha ridotto le accise di 17 centesimi, una misura che resterà in vigore fino al 25 agosto e che, da sola, appare del tutto insufficiente a fronteggiare la furia dei listini internazionali.

È evidente, insomma, come il taglio fiscale, per quanto apprezzabile, venga completamente vanificato dalle dinamiche geopolitiche e di mercato che spingono i prezzi verso l'alto, lasciando gli italiani a fare i conti con un costo della mobilità che si fa sempre più insostenibile.

Il peso sulla regione Veneto e il nodo del debito pubblico

Se il dato nazionale è allarmante, declinato a livello territoriale assume contorni ancora più drammatici, come dimostra quanto accade in Veneto, dove l'impennata dei prezzi, causata anche dalle tensioni in Medio Oriente e dai conseguenti equilibri precari sullo scacchiere internazionale, sta costando alle famiglie e alle imprese venete un extra costo di 106 milioni di euro al mese, una cifra che su base annua supera abbondantemente il miliardo e duecento milioni, per l'esattezza 1,27 miliardi di euro l'anno.

Il quadro che emerge, insomma, è di un Paese stretto tra l'urgenza di calmierare i costi energetici e la necessità di non aggravare ulteriormente un debito pubblico già record, un dilemma che rende il futuro delle politiche sui carburanti quanto mai incerto e legato a scelte di bilancio che potrebbero rivelarsi dolorose, senza che allo stato attuale si intravedano soluzioni a breve termine in grado di invertire la rotta.

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