La vedova del Covid deve restituire all'assicurazione i 200mila euro di risarcimento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una sentenza della Corte d’Appello di Bologna, che ha ribaltato quanto stabilito in primo grado dal tribunale di Parma, ha stabilito che una donna di Lodi, madre di due figli, è tenuta a restituire a una compagnia assicurativa la somma di duecentomila euro, corrispostale a titolo di indennizzo per la morte del marito, deceduto nel marzo del 2020 a causa del Covid-19. La decisione, giunta dopo un iter giudiziario durato anni, obbliga inoltre la donna a farsi carico delle spese legali, quantificate in circa ventiquattromila euro, un onere economico che si aggiunge all’obbligo di restituire l’intera somma percepita.

Il percorso giudiziario e la svolta in appello

La vicenda, che ha dell’amaro, ha avuto inizio quando il tribunale di Parma, nel 2023, aveva riconosciuto alla donna il diritto all’indennizzo, condannando l’assicurazione al pagamento. Quel verdetto, seppur arrivato dopo un lutto improvviso e in un periodo di grande difficoltà per la famiglia, rappresentava un riconoscimento, seppur parziale, della tragicità degli eventi. La recente sentenza bolognese, però, ha completamente stravolto quella prospettiva, accogliendo le ragioni della compagnia che si era opposta al pagamento sostenendo come il Covid-19 non possa essere giuridicamente configurato come “infortunio” secondo i termini contrattuali della polizza sottoscritta.

Il cuore della questione legale

La disputa, il cui esito ha conseguenze profonde sulla vita della donna e dei suoi figli, ruota attorno all’interpretazione di una clausola contrattuale. I giudici d’appello, la cui motivazione integrale non è ancora pubblica, hanno evidentemente ritenuto che il decesso per cause infettive, per quanto terribile e improvviso, non rientri nella definizione tecnico-giuridica di infortunio prevista dal contratto di assicurazione, il quale – si presume – copriva casi ben specifici e circoscritti. Una lettura restrittiva del testo, questa, che ha portato all’annullamento della condanna di primo grado e all’imposizione della restituzione di quanto già versato.

Le conseguenze di una sentenza

Oltre all’aspetto puramente economico, che di per sé rappresenta un peso insostenibile per molti, la decisione ha un impatto emotivo devastante, come lascia intendere la stessa interessata, la quale si è detta “allibita” da un provvedimento che le appare, nelle sue stesse parole, “una punizione”. La vicenda giudiziaria, che si è conclusa con questo esito, getta una luce cruda sulle intricate questioni legali sorte dalla pandemia, mostrando come il percorso per ottenere un risarcimento, anche di fronte a eventi di chiara e tragica evidenza, possa rivelarsi un labirinto di interpretazioni e cavilli.

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