Aston Martin nel caos più totale: le vibrazioni della Honda mettono a rischio la salute dei piloti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La scuderia di Silverstone si presentava ai blocchi di partenza di questo Mondiale 2026 con ambizioni da protagonista, forte dell’arrivo del genio Adrian Newey e di una nuova, esclusiva, collaborazione con Honda per quanto riguarda la power unit. E invece, ciò a cui si sta assistendo nel paddock di Melbourne è il disfacimento di quelle stesse speranze, con una monoposto, la AMR26, che non solo è lenta e inaffidabile, ma si è rivelata persino pericolosa per chi la guida. Il problema, emerso in tutta la sua drammaticità già durante i test in Bahrain, risiede nelle violentissime vibrazioni generate dal nuovo V6 giapponese, un difetto talmente grave da aver costretto la squadra a rivedere completamente i piani per questo primo appuntamento stagionale.

Newey lancia l’allarme: rischio danni permanenti per Alonso e Stroll

È stato lo stesso Adrian Newey, nel corso della conferenza stampa della FIA tenutasi giovedì, a usare parole di una gravità inusuale per il mondo della Formula 1. Il progettista britannico, da poche settimane promosso anche al ruolo di team principal, ha spiegato senza giri di parole come la situazione sia ormai al limite. La fonte del problema è la power unit Honda, le cui oscillazioni, invece di essere assorbite, si propagano attraverso il telaio in fibra di carbonio — una struttura estremamente rigida e con scarsissime capacità di smorzamento — fino ad arrivare alle mani dei piloti attraverso il volante. "Fernando stima di non poter percorrere più di 25 giri consecutivi senza rischiare un danno nervoso permanente", ha dichiarato Newey, "mentre Lance ritiene di non poter superare i 15 giri prima di raggiungere quella soglia". Un quadro agghiacciante, che ha subito trovato conferma nelle parole dei diretti interessati: Lance Stroll ha paragonato la sensazione a quella di una scossa elettrica, mentre Alonso ha parlato di mani e piedi intorpiditi dopo appena pochi passaggi sul tracciato cittadino di Albert Park.

Una crisi tecnica che affonda le radici nel passato recente

La domanda che molti si pongono, osservando una power unit che solo pochi anni fa dominava la scena con Red Bull, è come si sia potuti arrivare a questo punto. La risposta, fornita dallo stesso Newey e dal presidente HRC Koji Watanabe, è complessa e affonda le radici nella storia recente del costruttore nipponico. Dopo l’uscita ufficiale dalla Formula 1 alla fine del 2021, il team di ingegneri che aveva lavorato al motore si era disperso, andando a occuparsi di progetti lontani dal mondo delle corse, come i pannelli solari. Quando nel 2023 è maturata la decisione di tornare come fornitore unico per Aston Martin, ci si è trovati a dover ricostruire un reparto motoristico quasi da zero, con personale in larga parte privo dell'esperienza specifica necessaria e, particolare non secondario, dovendo operare fin da subito all'interno del budget cap introdotto per i motoristi. Una partenza in salita che ha prodotto un propulsore non solo scarsamente performante — si parla di un deficit di potenza elettrica fino a 50kw — ma anche afflitto da questi problemi di vibrazioni tanto estesi da causare il distacco di componenti come specchietti e fanali posteriori.

Un fine settimana di sopravvivenza a Melbourne

La priorità per il team anglo-giapponese, in questo momento, non è certo quella di lottare per le posizioni che contano. L’obiettivo, come confermato dallo stesso Newey, è molto più modesto e preoccupante: riuscire a portare a termine il weekend senza ulteriori danni, sia per i piloti che per i pochi componenti a disposizione. La squadra si trova con una scorta di batterie ridotta all’osso, e ogni giro percorso in prova o in gara è un potenziale rischio. Nelle prime sessioni di libere del venerdì sono state provate soluzioni diverse sulle due vetture per cercare di isolare il telaio dalle scosse, ma l’impressione è che si tratti solo di palliativi. "Non possiamo far finta che non sia un nostro problema", ha continuato Newey, "perché la macchina è l’unione di telaio e unità motrice. Siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo remare nella stessa direzione". Una dichiarazione che, pur evitando lo scontro aperto con il partner giapponese, non nasconde la frustrazione per una situazione in cui ci si sente sostanzialmente impotenti, in balìa di un problema tecnico di vaste proporzioni.

Il fattore umano e la resilienza di Fernando Alonso

In questo scenario apocalittico, ciò che colpisce è lo spirito con cui i protagonisti stanno affrontando l'emergenza. Fernando Alonso, che di crisi con i motori Honda ne ha già vissuta una ai tempi della McLaren, sembra aver metabolizzato la situazione con la filosofia del veterano. Pur descrivendo le sensazioni fisiche come innaturali e preoccupanti, lo spagnolo ha dichiarato senza esitazioni che, se si stesse lottando per la vittoria, si potrebbe resistere anche per tre ore. Il problema, però, è che non si conoscono le conseguenze a lungo termine di un’esposizione prolungata a queste sollecitazioni. "Una soluzione va trovata", ha tagliato corto il due volte iridato, dimostrando ancora una volta una determinazione ferrea nonostante l’ennesima delusione tecnica della sua carriera. Per ora, l’unica certezza è che la tanto attesa AMR26, la prima figlia della nuova era Newey, resterà ai box molto più del previsto, in attesa che qualcuno riesca a domare un mostro che sembra essersi ribellato al suo padrone.

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