Ricordo del disastro del Vajont: sessantesimo anniversario
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Redazione Interno
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Il 9 ottobre ricorre il sessantesimo anniversario del disastro del Vajont, una tragedia che ha segnato la storia italiana. Numerose sono le commemorazioni iniziate in tutto il paese per ricordare le vittime di quella immane tragedia. L'assessore regionale Gianpaolo Bottacin è a Longarone per rendere omaggio alle vittime.
La diga del Vajont, un capolavoro di ingegneria e al tempo stesso un simbolo di distruzione e morte, è diventata suo malgrado il simbolo italiano di una tragedia evitabile. Quasi duemila persone, tra donne, bambini, giovani e anziani, sono state schiacciate dall'onda alta come un grattacielo di venti piani, generata da 50 milioni di metri cubi di acqua, alberi, sassi e fango.
Ma chi ha pagato per la strage di 60 anni fa? Chi è stato condannato nel processo appena iscritto dall’Unesco nel registro del Memory of the World? Ecco alcuni punti chiave di un procedimento che è stato vissuto da superstiti e sopravvissuti come un oltraggio: il suicidio dell’ingegnere Mario Pancini, il direttore del cantiere, il giorno prima dell'inizio del processo; le Commissioni d’inchiesta; la ’condanna’ dell’Unesco.
Ottobre 1963. Una data destinata a rimanere indelebile tra le pagine della storia: quella sera, alle ore 22.39, Longarone (e altri paesi del fondovalle) venne letteralmente spazzata via da un’onda d’acqua alta 250 metri, provocata da una frana caduta dal Monte Toc
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